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Differenze e Distinzioni: ecco il coaching, tutto business e salute.

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Counseling e Counseling Filosofico. Differenze e Distinzioni

Coaching: tutto business e salute. Differenze e Distinzioni

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI”
di Silvana Graziella Ceresa

“Coaching: tutto business e salute”

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COS’E’ IL COACHING?

Abbiamo chiuso il precedente articolo, introducendo una figura professionale spesso poco conosciuta. Quella del Counselor e del Counselor filosofico.

Sei d’accordo anche tu che anche sul coaching si faccia una grande confusione?
Quasi dappertutto, in qualsiasi disciplina, si trovano annunci o corsi tenuti da sedicente “Coach”, con tanto di diploma e riconoscimento presso, solitamente, una qualche località sconosciuta a diversi meridiani e paralleli di distanza, secondo i gusti e l’orientamento del personaggio.

In realtà, anche il coaching è una professione più che degna dei migliori riconoscimenti, specie quando esercitata con le migliori intenzioni e con la giusta preparazione.
Nasce negli USA per i manager delle grandi imprese e poi si estende a qualsiasi impresa possa o valuti l’opportunità di offrire un percorso di coaching, cioè di affiancamento e sostegno ad un collaboratore.

Possiamo riconoscere, con buona approssimazione, una serie di diverse ramificazioni del coaching che rispecchiano certamente l’ambito e il tipo di sostegno che il professionista esercita sui propri clienti.

Il Business coaching, per esempio, nasce con l’intento di sviluppare un progetto professionale sia in Azienda che in affiancamento ad un imprenditore.

L’Executive coaching , si occupa invece di tutta una serie di temi legati alla leadership e a nuovi impegni di responsabilità gestionale di cui, per ruolo, si viene improvvisamente investiti.
Sono, solitamente, quei percorsi improntati all’apprendimento di tecniche di motivazione e auto-motivazione, di leadership, di comunicazione e public speeching (ovvero il saper parlare in pubblico) o anche a competenze quali la migliore gestione del tempo, il miglior team building,la capacità di creare un ambiente ottimale di team working e così via.

C’è da dire, che in azienda è assolutamente consigliabile che il coach non sia un elemento interno ma un professionista esterno. Garantendo così sia al cliente un intervento presso l’ ufficio che a se stesso l’opportunità oggettiva di osservare e valutare la situazione reale aziendale.

D’altro canto, vanno anche garantiti e richiesti degli incontri fuori dalla struttura aziendale proprio per non creare ansie e per liberare il cliente da qualsiasi pensiero di connivenza con i superiori.

Abbiamo, poi, il Career coaching, molto di moda fino alla metà degli anni ’90 per i “golden boy” cioè i giovani con un buon potenziale e un’aspettativa di carriera alta.

Il Career coaching fungeva un po’ da balia e un po’ da “minatore” delle capacità di questi giovani di ottima speranza, accogliendoli appena entrati in azienda, con lo scopo di scoprire e valorizzare le peculiarità di ciascun elemento.

Tutto ciò allo scopo preciso di pianificare i migliori piani di carriera studiandoli appositamente per ciascuno dei singoli individui e facendo in modo da garantire al cliente il più ampio impatto e le più ampie possibilità di successo professionale.

Ultimamente il ruolo dei Career coaching si è piuttosto modificato nella direzione della specializzazione in situazioni di out-placement, cioè di supporto al riposizionamento quando una persona è stata licenziata.

L’indirizzo, in questo caso, è anche molto orientato al supporto motivazionale nella direzione di un recupero della fiducia in se stessi e delle proprie capacità professionali e personali.

Quanti di noi, in questi ultimi tempi, avrebbero voluto avere un career coaching a disposizione?
E quanti, in effetti, si sono rivolti realmente a qualcuno di questi professionisti, o sedicenti tali, nella speranza di riuscire a valorizzare o rivalorizzare le proprie competenze per trovare uno sbocco lavorativo migliore? Magari nella speranza che desse modo di esprimere appieno le proprie potenzialità, oltre che le proprie necessità e ambizioni economiche.

E’ capitato anche a te? Che esperienza hai avuto?

Occorre come sempre ricordarsi di tutelarsi ed essere molto cauti nelle scelte

Infatti, insieme a percorsi di coaching serissimi e molto produttivi tenuti da coach veramente esperti e con un’ampia disponibilità verso gli altri, ci sono anche tantissime bufale, ovvero pericolosi percorsi di aria fritta tenuti da coach “inventati” giusto al momento e senza né troppa arte, né troppa parte.

E’ sicuramente questo un rischio da valutare ogni qualvolta si ricerca un aiuto professionale di qualsiasi tipo. Anche se, non esistendo ad oggi un percorso preciso e riconosciuto per assumere il ruolo di coach, ci sono più ampi spazi per i così detti “perdi tempo e denari”.

Non vanno dimenticati, infine i due esperti di salute e allenamento sportivo.

il Wellness coaching, che è un indirizzare verso un “percorso di salute”, per esempio nei confronti di quelle persone che necessitano di una dieta rigorosa dopo un infarto o un altro disagio gravemente debilitante.

E lo Sport coaching che si occupa di dare sostegno ad uno sportivo per permettergli di sfruttare al massimo le proprie capacità sino all’ambita vittoria finale.
Questo è anche il settore dove si può dire che il coaching sia nato e abbia, poi, ispirato tutte le altre forme espandendosi come vera e propria opportunità professionale nei più vari settori.

Inutile dire, eppur diciamolo!, che per dare un reale effetto al lavoro che il coaching si prefigge ci deve essere totale reciproca fiducia tra consultante/cliente e “allenatore” ovvero coach.
Tuttavia, senza comunque sottovalutare questo aspetto, c’è anche da dire che questo aspetto è certamente un capo saldo per qualsiasi professione d’aiuto.

 

COSA FA IL COACH ESATTAMENTE?

Il coach è l’allenatore che segue, sviluppa e migliora le capacità della persona che ha in carico per metterla nella condizione di raggiungere l’obiettivo preposto.

E’ come un progetto di formazione e trasformazione individuale presso il quale si chiama a collaborare, appunto, una guida più esperta e con occhio allenato per tutti quegli aspetti che possono contribuire a raggiungere lo scopo.

Spesso il coach è a completa disposizione del cliente (personal coaching), lo incontra per dei colloqui vis-à-vis, offre una linea telefonica privilegiata, eroga attenzione e ascolto quasi a qualsiasi ora della giornata. Insomma completamente a disposizione e al servizio del cliente.

E’ una bella situazione questa, quasi come essere coccolati e garantiti di poter aver sempre alla portata di mano il meglio per sé.

Fondamentalmente il coach non dovrebbe insegnare nulla, o per meglio dire, non dovrebbe mai indicare azioni o pensieri precisi quanto piuttosto “allenare” la persona perché sia all’altezza attesa per il compito da svolgere.

Ora la domanda che può sorgere spontanea è se attraverso un coach e un percorso dichiaratamente e oggettivamente serio, un individuo può sottrarsi al consulto psicologico di fronte a disagi propri o a qualche patologie psichica, per quanto lieve.

Allo scopo di essere più chiari nella questione, prima ancora di rispondere, proviamo a rovesciare il soggetto e l’oggetto e porci il quesito diversamente.

E’ legittimo che un coach offra la propria consulenza/opera ad un cliente che si presenta con la necessità dichiarata, o con una necessità che emerge nel tempo, di cura o di intervento psicologico in una delle forme discusse su qui su Differenze e Distinzioni?

Fa differenza che questa necessità sia grave o sia, invece, solamente lieve?
Si può sostituire una terapia psicologica, o un orientamento psicologico (ovvero un colloquio psicologico) con un percorso magari motivazionale molto forte ed esaltante?

Non vi sono dubbi.

Desideriamo con forza, in queste righe, diffondere e manifestare la nostra stima per il tipo di intervento e il contributo di un coach, specie se di lungo corso e grande onestà professionale.

Tuttavia, con la stessa forza e determinazione ci corre l’obbligo di mettervi in guardia un’altra volta

Nessun percorso di coaching, per quanto tenuto da un esperto professionista o da un Santone d’oriente o d’occidente può in alcuna maniera sostituirsi ad un intervento psicologico/psichiatrico vero.

Nessun coach ha né la capacità né la preparazione di fare diagnosi e di proporre “terapie” (qualcuno mi stava bisbigliando all’orecchio di una certa PNL esercitata da sedicenti coach con aspirazioni terapeutiche improvvisate) di alcun tipo.

Il rischio è davvero grosso. Ignorarlo è davvero pericoloso e completamente a carico vostro.

E vi è anche un altro rischio di cui occorre essere consapevoli.

Ovvero quello dell’essere incalzati troppo e troppo frequentemente/profondamente spingendoci verso un ristretto angolo stressogeno della nostra personalità, senza che il coach abbia né gli strumenti né la sensibilità professionale per valutare la gravità del rischio medesimo e l’insorgenza di conseguenze attacchi di ansia che comporta l’essere sempre così “sotto mira” .

Se è questa l’aria che tira, se i risultati vanno nella direzione opposta dell’obiettivo atteso o provate  un certo qual crescente livello di ansia, stress e disagio, lasciate che il segnale d’allarme suoni a gran corda e non esitate a ridiscutere il percorso che state facendo, sentendo, eventualmente, anche un parere psicologico.

 

COME SI DIVENTA COACH?

  • Non sono necessari titoli di studio particolari
  • Frequentando scuole specifiche di coaching ad indirizzo privato e autoreferente
  • Affiancare un coach esperto disponibile

 

Nel prossimo numero parleremo di Coaching.
Ti diamo un consiglio: Corri a leggere il prossimo articolo su questo blog.
Vedrai che ti sarà utilissimo.

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI
di Silvana Graziella Ceresa

“Counseling e Counseling filosofico. Differenze e Distinzioni”

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