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Differenze e Distinzioni: evita lo stress del disagio psicologico!

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Evita lo stress della scelta giusta!

Evita lo stress della scelta giusta!

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI”
di Silvana Graziella Ceresa

“Evita lo stress della scelta giusta!” – prima parte

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DISAGIO PSICOLOGICO

Vi è sicuramente capitato spesso di fare i conti con un disagio psicologico.
Magari un vostro caro, vostro figlio, il vostro compagno, voi stessi…
In questi casi sicuramente avete dovuto confrontarvi con un problema non da poco. Una delle frustrazioni di cui abbiamo accennato in un altro articolo. Ovvero, vi siete trovati davanti alle spinose complicazioni della ricerca di dove andare. A chi rivolgervi, cosa fare esattamente?
C’è un motivo per cui tutto questo vi è capitato. Il vero segreto è quello di non affliggersi e non mollare.
Senza questo primo passo non ce n’è un secondo! Non si può fare un salto e, tutte le volte che avete provato a cercare una scorciatoia, sicuramente siete finiti col deprimervi più di quanto lo stesso problema originale vi avesse angosciato.
La soluzione di questo vostro piccolo grande dramma è quella di capire bene le differenze tra i vari professionisti della psiche. Non dovete preoccuparvi, questo genere di confusione è cosa comune e dipende proprio dalla mancanza di conoscenza e da una certa imperante disinformazione nel merito.
Evitare di aggiungere stress ed ansia al vostro problema è sicuramente la scelta giusta!
Tutti sappiamo quanto sia importante fare una scelta giusta proprio nel momento in cui siete nel bel mezzo di un disagio psicologico.
Ecco perché, in questo e nei prossimi articoli, abbiamo pensato a voi e abbiamo deciso di aiutarvi con delle informazioni precise e puntuali.
Sono scritte proprio per tirarti fuori dai pasticci.
Tu puoi farcela!
Tutto ciò che ti serve è seguire le facili regole di come capire qual è il professionista a cui devi rivolgerti. La parola psicologia, infatti, ha tanti significati non sempre immediatamente chiari. Quello che devi fare è seguirci e condividere con noi il significato preciso delle parole, altrimenti non potrai capire qual è la strada giusta per te.
Vediamo, allora, di capire insieme chi è esattamente lo psicologo, chi è lo psicoterapeuta, lo psicanalista, lo psichiatra, il neurologo, il sessuologo, il consuelor. E soprattutto è buona cosa che tu sappia esattamente cosa fanno, cosa curano, quando andare da uno di questi invece che da un altro …

 

Cos’è la Psicologia?

Gran parte degli specialisti che abbiamo citato ora si occupano a vario titolo della psiche.
Cerchiamo di inquadrare nel modo più semplice alcune parole chiave del mondo della psiche che vi aiuteranno a comprendere tutto quello che vi serve. Allora, la prima cosa da sapere è che cosa si intende per Psicologia.
Molto spesso la sola parola “psicologia” basta per pensare che si stia parlando di qualcosa di inspiegabile e strano, ma non è così!
Nessuna stranezza, nessuna complicazione e tutti possiamo avere un’idea molto chiara della Psicologia.
Incominciamo con il dire di cosa si occupa la Psicologia.

La Psicologia studia i comportamenti delle persone.
Cos’è il comportamento?
Pensate a una vostra giornata qualsiasi, dalla mattina quando vi svegliate fino a sera quando chiudete gli occhi.
Avete fatto una serie di cose e ciascuna di queste l’avete fatta in un certo modo, vicino a delle persone che più o meno conoscete e con un certo umore dettato/condizionato dal “piede giusto” della mattina o dalla situazione stessa.
Al lavoro, per esempio, sotto pressione o mal pagati. Il capo non è stato per niente gentile o avete discusso con qualche collega. Oppure avete la fortuna di avere un lavoro (che è già tanto di questi tempi) e di svolgerlo spesso in gran serenità e soddisfazione.
Riportate alla mente a tutta una giornata, magari l’ultima che è più fresca in memoria.
Il lavoro, la spesa, i figli, la coda alle poste per pagare una bolletta. Un signore scorbutico con cui avete interagito o uno gentile che vi ha riportato la sciarpa che vi era caduta camminando. Le discussioni con il vostro compagno/compagna, cosa vi hanno detto i figli, che voto hanno portato a casa o che voto avete meritato voi, che state leggendo, nell’ultima verifica fatta a scuola.

Ecco l’insieme di tutte queste cose ha condizionato il vostro modo di agire e reagire durante la giornata.
Ma non solo, che vestito avete messo per andare al lavoro, a messa, a scuola, perché proprio quello, cosa avete comprato al supermercato, perché una marca e non l’altra. Come vi siete sentiti prima di un colloquio importante, cosa vi eravate proposti e come è andata invece? Avete litigato con la vicina che è venuta a prendere il caffè? Cosa vi siete regalati per le festività natalizie, cosa vi aspettavate, cosa avete pensato mentre eravate tutti a tavola a consumare il pranzo o il cenone natalizio. Eravate da soli? Perché?

Sono questi i comportamenti, ovvero come si reagisce alle cose della nostra quotidianità e cosa ci spinge a fare delle scelte, a rispondere in una data maniera invece che in un’altra.
Non sempre sappiamo perché abbiamo agito o reagito in un certo modo o perché non ci sentiamo bene, ve ne siete accorti?
E’ capitato anche a voi di sorprendervi canticchiare felicemente, senza una ragione apparente?
Alla base del nostro comportamento, ci sono anche i nostri pensieri, a volte lunghi e complicati come dei veri e proprio film.
Quante volte siete partiti da un ragionamento lì per lì e poi il pensiero è naufragato da tutt’altra parte.
Questi sono i vostri processi mentali.
Quanti pensieri mettiamo in moto tutti i giorni, per via delle preoccupazioni che abbiamo, vero?
A volte non ricordate neppure quando e come è cominciato un certo pensiero e continua ad andare su e giù per tutta la giornata come quando non si digerisce la cipolla.

Siete tutti disponibili a raccontare e dividere i vostri pensieri con gli altri?
Ovviamente dipende da chi sono questi altri, e comunque ci sono pensieri che non avete mai detto a nessuno e che non direste a nessuno mai.
Molto spesso perché vi sembrano pensieri non accettabili, fuori dall’”ordine comune”, forse pensieri che nessuno ha fatto mai.
Di solito si pensa così, che “non è il caso” di dire questa o quell’altra cosa a nessuno.

 

Chi altro vuole sapere qualcosa ancora sulla Psicologia e sullo Psicologo?
Corri a leggere la seconda parte di “Differenze e Distinzioni”: La Psicologia

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI
di Silvana Graziella Ceresa

“Evita lo stress della scelta giusta!” – prima parte

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  1. 14 marzo 2014

    Erika

    Ho quasi sempre mostrato la parte di me della Make up artist e amica controllata .., tranne nelle sculture dove “non posso”…, fino al “sogno della morte” dove tutto è crollato ed ho incominciato a mostrare “follia”…cioè una forte e vitale energia difficile da frenare , ma spesso “fuori contesto giusto” :-) rischiando di perdere il lavoro..
    Una energia così vitale da non “fregarmi niente”…..,ma poi a la fine stavo male “quando scontravo” o con certi “esseri inmovili o mezzo morti”…, diciamo che con molte diversità mi trovo molto bene…, ma altre mi esasperano e indignano…, “mi vedo io in passato e mi dispero”..:-/
    In certi luoghi dove lavoro mi sento “una specie di Mosè” …, (lavoro spesso a “Sephora” ( moglie di Mosè che pascolava le “peccore” :-D)…, cioè oltre a la mio lavoro di truccatrice …,acompagno, o “resisto con loro”…, le piccole ragazze, a scegliere cosa le fa stare meglio nel mondo della “bellezza” dove hanno scelto di lavorare…

    • 17 marzo 2014

      Silvana Graziella Ceresa

      Scrive, e mi colpisce l’intensità emotiva che traspare dalle parole: Che meraviglia un’energia così vitale! Proattiva e costruttiva con le giovani ragazze che guida alla scelta di quanto sia meglio per ciascuna. Ma le sembra di girare in tondo nel deserto, come il Mosè che cita, in un deserto di mezzi morti che non conoscono e neppure ri-conoscono questa sua vitalità: non sono “diversità” con cui potersi relazionare e da cui poter ricevere conoscenza, sono “diversità” che impediscono la crescita perché ruotano su se stessi. Cioè: il camminare in modo circolare riporta sempre allo stesso luogo, non arricchisce. Resta in quanto impedisce l’ estensione. Non posso sapere cosa evochi con il vedersi nel suo passato o il , certo è che Mosè girando in tondo non entra nella terra promessa…. Come l’energia vitale spesa nel camminare in cerchio che rischia di implodere e fare danni sul lavoro: e non conduce alla terra promessa, che per noi potrebbe essere la tranquillità del riconoscimento di un risultato, anche ben fatto!

  2. 25 febbraio 2014

    Voichita Dragos

    Spesso sentiamo dire: Conosci te stesso! Nessuno ti può conoscere meglio di quanto tu conosca te stesso. Si mettono le seguente domande : Vuoi davvero che gli altri ti conoscano cosi come sei veramente? Gli altri ti accetterano cosi come sei ?
    Purtroppo, viviamo in un mondo in cui devi essere un buon attore per prosperare !

    • 26 febbraio 2014

      Silvana Graziella Ceresa

      “Conosci te stesso” è una frase scolpita nel tempio di Apollo a Delfi, un’antica sentenza religiosa scritta per incitare alla consapevolezza di essere un individuo, limitato e mortale, di fronte alla divinità.
      E’ l’invito a conoscersi per realizzare la propria autocoscienza. E’ un concetto importante e presente sia nella cultura mediterranea di cui siamo i figli, sia nella cultura orientale.
      In questa ricerca è difficile arrivare alla fine, cioè dire “mi conosco sino in fondo” perché ogni giorno avviene qualcosa che ci cambia e che possiamo cogliere in un secondo momento, se riusciamo a farlo!
      Perciò temo che non si possa dire che ci conosciamo meglio di chiunque altro: conosciamo forse, e solo in parte, uno spicchio cosciente di noi, a volte solamente quello che ci piace conoscere perché corrisponde all’idea che ci siamo fatti di noi. E gli altri conoscono questa parte cosciente che mostriamo ed anche una parte di cui non abbiamo consapevolezza, ma che è vista attraverso i gesti e la mimica del non verbale della comunicazione. Scappano delle indicazioni su di noi e non ce ne accorgiamo! A volte è proprio qui “che casca l’asino” della mistificazione.
      Credo che gli altri accettino di noi una parte manifesta e una parte che ci è ignota, ma che possiamo intendere solo dalle loro reazioni: ce lo insegna la teoria della “Johari Window”, descritta con uno schema fatto come una finestra divisa in 4 scomparti, come tante nostre finestre.
      Provo a raccontarla. In alto a sinistra c’è la parte nota a noi e che mostriamo agli altri, a seconda di quanto vogliamo far conoscere; confina con il quadrante inferiore sinistro che è la nostra parte privata, che conosciamo e non vogliamo rivelare. In alto a destra c’è il quadrante di quanto noi non conosciamo ma che gli altri vedono e intendono: ma noi possiamo individuarlo solamente attraverso le reazioni altrui. Sotto, in basso a destra, c’è la parte ignota a me ed agli altri, il mio inconscio, cui non posso accedere (se non con una buona analisi e solamente in parte !!)
      Possiamo modulare la parte sinistra della finestra a secondo delle persone e della situazione in cui ci troviamo, non possiamo farlo con la parte destra che sfugge al nostro controllo ed alla nostra volontà di mostrare o celare.
      Se “essere dei bravi attori” significa che con alcuni ci si può aprire e con altri no, sono assolutamente d’accordo! Inoltre temo che ci sia impossibile mostraci sempre allo stesso modo: siamo uguali al bar, con il coniuge, ad un colloquio di lavoro, con amici veri, con una persona che ci attira? Non credo proprio.
      Sono situazioni diverse perché è diversa la relazione che si costruisce con l’interlocutore …dico sempre che l’Io non è un unico ma un’assemblea!

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