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Differenze e Distinzioni: Le quattro questioni fondamentali di una psicoterapia

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Le quattro questioni fondamentali di una psicoterapia. Differenze e Distinzioni

Le quattro questioni fondamentali di una psicoterapia. Differenze e Distinzioni

 

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI”
di Silvana Graziella Ceresa

“Le quattro questioni fondamentali di una psicoterapia” – terza parte

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PSICOTERAPIA: COME SI DIVENTA PSICOTERAPEUTA

Chiudiamo la nostra panoramica sulla Psicoterapia e lo Psicoterapeuta, come per lo Psicologo, spiegando qual è il percorso di formazione e di studi necessario per esercitare questa professione.

Requisito necessario è l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi o dei Medici.

Nel caso di provenienza dall’Albo degli Psicologi

  • Scuola di Specializzazione in psicoterapia di 4 anni, purché riconosciuta dallo Stato italiano.
  • Analisi personale di almeno 150-200 ore (non tutte le Scuole richiedono un’analisi personale perché secondo alcune specializzazioni è superflua e non confacente all’impostazione teorica della Scuola stessa)
  • Supervisione sia individuale che di gruppo di 100 ore
  • Iscrizione all’albo degli Psicologi nell’elenco degli Psicoterapeuti

Nel caso di provenienza dall’Albo dei Medici

  • Specializzazione in Psichiatria o Neurologia
  • Eventualmente la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (la stessa di cui sopra)
  • Iscrizione all’Albo degli Psicologi nell’elenco degli Psicoterapeuti

Dalla comparazione dei due percorsi si può comprendere come, allo stato attuale delle leggi vigenti, è legittimo per un Medico, specializzato in Neurologia o Psichiatria, accedere all’Albo degli Psicoterapeuti senza né un’analisi personale né una supervisione.
E questo senza alcun giudizio nel merito ma solo quale dato di fatto oggettivo, da considerare anche in fase di ricerca del proprio terapista.

Per quanto riguarda l’Analisi personale a cui occorre sottoporsi, non c’è molto da dire se non che questa corrisponde per filo e per segno a quella che farebbe ciascuno di voi.

E’ interessante invece comprendere cosa sia una Supervisione e perché uno Psicoterapeuta “patentato” debba  comunque sottoporsi ad essa e all’analisi del proprio contro-transfert.

Già con Freud si è iniziato a parlare del fattore di contagio della sofferenza psichica. Contagio a cui uno psicoterapeuta è costantemente sottoposto svolgendo, appunto, la propria professione a contatto con i pazienti.
E’ un po’ come la necessità di precauzione dal contagio che ha un medico che lavora sempre nella reparto di malattie infettive.

La sofferenza psichica è contagiosa. Ci avevi mai pensato?

Quante volte abbiamo sentito storie di chi, cercando di aiutare un parente o un proprio caro ad uscire da un forte disagio psicologico o da una dipendenza psicologica grave, alla fine è caduto dentro alla stessa patologia da cui voleva “tirare fuori” l’altro o l’altra.
Questo deve essere di gran monito per tutti noi. Non solo la preparazione utile per svolgere una terapia psicologica è molto lunga e approfondita.
E quindi il “fai da te” o lo svolgimento di una qualche forma “magica” di “guarigione” è molto pericolosa per la salute del paziente.
Ma occorre tenere anche presente che qualsiasi tentativo svolto da chi non ha titolo e preparazione espone quest’ultimo anche alla possibilità reale di “ammalarsi” dello stesso disagio o dipendenza che sia.

La Supervisione, concretamente, consiste nel discutere con uno psicoterapeuta molto più esperto e riconosciuto all’altezza di Supervisore dalla stessa Scuola di Psicoterapia di riferimento, dei propri casi clinici e del rapporto con i propri pazienti.
Si tratta proprio di raccontare cosa succede nella relazione con il proprio paziente e di individuare e discutere insieme le linee guide e l’indirizzo da dare alla terapia di quel preciso paziente.

E’ molto facile agli inizi, infatti, farsi anche prendere da un senso di scoraggiamento e di impotenza per il lavoro che si sta svolgendo con un paziente in particolare. Magari perchè ci si identifica con lui o per qualche altro motivo che ha a che vedere con la vita personale, ovvero la vita psichica, del terapista stesso.
Mettere in atto da subito la teoria studiata, non è certo cosa né semplice né priva di rischi, soprattutto ai primi passi  in questa professione.

Ecco che,  con il proprio Supervisore, si effettua l’analisi del contro-transfert. Ovvero si analizzano i propri vissuti emotivi, i propri sogni e le suggestioni che si originano dalla relazione con quel determinato paziente. E tutto questo è assolutamente normale e naturale, dal momento che, empaticamente come esseri umani, ci si sente spesso toccati e partecipi al disagio che il proprio paziente racconta in terapia.
Tutto questo non aiuta o non permette sempre di operare ad un livello più distaccato e supportivo, ovvero alla giusta distanza per partecipare e condurre il giusto percorso terapeutico necessario al paziente stesso.

Attraverso la Supervisione e l’Analisi del contro.transfert si garantisce, insomma, il miglior intervento e la migliore terapia al paziente e una sorta di salvaguardia della salute dello psicoterapeuta.

Ecco cosa abbiamo detto fino ad ora.

Abbiamo detto che lo Psicoterapeuta è lo specialista della Psiche in grado di condurre una terapia.
Ovvero, solo con una preparazione adatta e una specializzazione certamente superiore a quella dello Psicologo, è possibile impostare un percorso di supporto e di cura, una terapia, dunque, per un paziente che soffra di un disagio psicologico più o meno grave.

Abbiamo definito una volta per tutte il significato più semplice e più profondo della parola psicoterapia.
La psicoterapia è il rapporto che uno psicoterapeuta imposta con il proprio paziente.
Ecco, per meglio dire, la relazione che intercorre tra paziente e terapeuta è la psicoterapia.

Di supporto alla propria terapia, uno specialista della Psiche, può decidere di collaborare per un dato caso e un dato paziente con un medico, psichiatra o neurologo, quando occorre affiancare, nei modi e nei tempi concordati, un intervento anche farmacologico al percorso del paziente stesso.

Abbiamo poi definito quali possono essere i motivi per cui necessita una terapia psicologica.
Sicuramente quando un disagio diventa non più gestibile dalla persona che lo accusa, costringendolo anche a comportamenti “anormali” di tipo nevrotico o psicotico.

Il senso di una terapia è quello dell’ascolto profondo della sofferenza del paziente, impostando un intervento mirato a influenzare il comportamento fino al ritorno ad una “normalità” dello stesso.
Il tipo di intervento di uno psicoterapeuta è influenzato dalla personalità e dai convincimenti dello stesso e dalla Scuola di specializzazione, ovvero dall’indirizzo di pensiero e di metodo, che lo specialista ha maturato nel proprio percorso di formazione e in virtù della propria esperienza.

Vi sono diversi settori di intervento di uno Psicoterapeuta, che non sono solo quelli di intervento specialistico privato in Studio, ma anche all’interno di istituzioni (scuole e ospedali) o Aziende.

Infine, abbiamo visto come il percorso di formazione di uno Psicoterapeuta richieda una base di preparazione fornita dalla laurea e dall’iscrizione agli Albi di psicologia o medicina.
Allo stato attuale delle leggi, occorre un ulteriore specializzazione in una Scuola riconosciuta di Psicoterapia, o la specializzazione in Psichiatria o Neurologia. Infine alcune Scuole di Psicoterapia insistono sulla necessità di una analisi personale e di una costante Supervisione e analisi del contro-transfert con specialisti più esperti da parte dello psicoterapeuta appena iscritto all’Albo.

Tutto questo ti  è sufficiente per sapere di più sulla Psicoterapia?

Ci sono sicuramente tante domande che vorresti fare anche tu, dopo aver letto questi primi articoli di Differenze e Distinzioni.
Un conto, infatti, è aver seguito i nostri articoli che spiegano chi sono e cosa fanno esattamente Psicologo e Psicoterapeuta.

Un’altra cosa, è avere per te le risposte davvero importanti a cui nessuno ti ha mai risposto prima.
Naturalmente è sempre possibile discutere qui  le vostre domande particolari.
Basta lasciare un commento o rivolgere la domanda che vi sta più a cuore per avere la certezza che sul portale di Psichelab una risposta vi arriverà certamente.

Ma oggi abbiamo voluto anticipare le tue domande con le risposte più importanti che sicuramente avresti voluto avere.
Ad alcuni di voi è stato chiesto di collaborare e di scirvere le quattro domande più importanti che avrebbe voluto rivolgere alla nostra specilaista in merito alle questioni proposte da Differenze e Distinzioni.

Di tutte le domande che abbiamo ricevuto abbiamo individuato le quattro domande più frequenti e le abbiamo rivolte alla dottoressa SIlvana Graziella Ceresa.

Se davvero vuoi toglierti i più grossi dubbi che tu abbia mai avuto su questo argomento, allora probabilmente quelle che stai per leggere sono le righe più importanti della tua vita.

Ti era mai capitata un’occasione del genere?
Chi altro avrebbe mai risposto alle prossime quattro domande? Chi altro vuole chiedere qualcosa?

Ecco le questioni più importanti emerse proprio attraverso le tue domande.
Stai per leggere le risposte che fanno prorpio per te alle seguenti domande:

1) C’E’ UN LUOGO PRECISO DOVE DEVE SVOLGERSI UNA PSICOTERAPIA?

2) QUANDO E’ DAVVERO IMPORTANTE ANDARE DA UNO PSICOTERAPEUTA?

3) QUANTO TEMPO DURA ESATTAMENTE UNA PSICOTERAPIA

4) QUANTO COSTA UNA PSICOTERAPIA

DOVE SI SVOLGE UNA PSICOTERAPIA?

risponde Silvana Graziella Ceresa, psicoterapeuta, psicologo analista Arpa, consuelor filosofico

Ultimamente mi hanno raccontato, sia in situazioni non professionali che da nuovi pazienti, di un’insolita modalità di incontro tra psicologo e paziente: in un caffè, durante l’estate in un parco cittadino, su di una panchina all’ombra.
Cioè una prassi molto particolare che mi permetto di disapprovare.
Il lavoro psicologico è anche legato al setting, il luogo dell’incontro designa la particolarità dell’incontro stesso che non può essere confrontato né confuso con delle chiacchiere al bar, ne svaluta il significato,perchè non c’è concentrazione su di sé da parte del paziente e  attenzione piena da parte dello psicologo.
Posso comprendere l’impostazione filosofica che evoca la Scuola Peripatetica instaurata da Aristotele, ma non in un ambito psicoterapeutico o psicologico. Così come posso comprendere che dei giovani Psicologi abbiano difficoltà ad accollarsi la spesa di uno studio privato ed escogitino una modalità innovativa.
Ma se la psicologia è innovazione continua lo è per lo studio e gli approfondimenti teorici che portano a scuole diverse ed arricchenti rispetto l’origine, non per la prassi terapeutica le cui regole guida sono legate sia all’esperienza che alle procedure dei padri fondatori:  basti pensare alla scoperta del transfert legata alla diretta esperienza psicoanalitica di Freud, all’importanza della relazione e dell’ascolto  magistralmente  descritto da Trevi come rapporto di “adesione e distanza”, al significato del luogo e del tempo sempre uguale per l’intero percorso terapeutico, al silenzio mai interrotto da circostanze esterne nello studio, non ultimo l’uso del lettino analitico che permette al paziente rilassatezza e sguardo sul proprio mondo interno.

Per tutto quanto detto mi permetto di sconsigliare la scelta di uno psicologo o psicoterapeuta innovativo: il setting serve anche al professionista per distanziarsi dall’invasione emotiva della narrazione del paziente (studiato e definito come contro-transfert) non solo per dare al paziente un luogo salvaguardato e di totale libertà espressiva.

 

Chi altro vuole fare qualche altra domanda?
Vuoi leggere le altre tre risposte alle domande già fatte dai nostri lettori?
Corri a leggere il prossimo articolo,  Differenze e Distinzioni: le vostre domande.

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI
di Silvana Graziella Ceresa

“Le quattro questioni fondamentali di una Psicoterapia” – terza parte

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