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Differenze e Distinzioni: la nascita della psicoanalisi

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La nascita della psicoanalisi

La nascita della psicoanalisi. Differenze e Distinzioni

 

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI”
di Silvana Graziella Ceresa

“La nascita della psicoanalisi” – prima parte

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ORIGINE DELLA PSICOANALISI

FREUD

Quando si parla di psicoanalisi, spesso, vengono chiamati in causa miti e leggende ben poco veri. E’ questa la psicoanalisi da salotto, ovvero quella dove tutti possono dire e ridire qualcosa nel merito.
Questo la dice lunga sul fatto che nonostante tutto la psicoanalisi è un argomento che ancora appassiona per la possibilità di ricamarci sopra secondo la migliore tradizione di chi la spara più grossa. Non è successo anche a te che qualcuno abbia cercato di raccontarti una propria versione delle teorie di Freud?

Un grande praticone della psicoanalisi è per esempio Woody Allen che da una parte allude ad essa e la impasta nei suoi film come per elogiarne l’importanza.  Dall’altra parte non manca di ricamarci sopra con una certa ironia che riveli un qual competenza ancora superiore di quella di chi ne sa solo qualcosa.

Vediamo di attenerci nel nostro caso ai fatti storici più importanti.
Possiamo ragionevolmente fare risalire la psicoanalisi con la pubblicazione del libro “Analisi dei sogni” di Freud avvenuta nel 1899. Parlare di sogni già fa comprendere il perché si sia diffuso così tanto fumo intorno alle teorie di Freud. Cioè perché nella storia il sogno ha sempre avuto un alone mitico e magico.
Ancora oggi, intorno alle bizzarrie dei sogni, sono costruiti tantissimi castelli di sabbia che vanno dalla predizione del futuro alla possibilità di vincere ad una qualche lotteria miliardaria.
Sicuramente avrai sentito anche tu qualcosa del genere. Ci sono sogni che allungano la vita di qualcuno, altri che riguardano i denti ma in realtà predicono la morte di qualcun’altro e così via.
Anche a te sarà capitato che un tuo sogno sia stato “interpretato” sotto forma di suggerimenti sulla ruota da giocare al lotto, oppure in consigli riguardo ai cibi che mangiati alla sera non si digeriscono e producono incubi.

In realtà, proprio con questa pubblicazione di Freud, il significato dei sogni viene strappato al mondo della mitologia e della magia e consegnato all’indagine della nuova teoria psicoanalitica nascente.
Ecco il senso e il succo della teoria di Freud. Il sogno è “la via regia dell’inconscio” proprio perché avviene senza che la persona ne sia cosciente e si renda conto di quello che accade durante il sonno. In altre parole chi sogna non sa di sognare e, soprattutto, non ha né la volontà né l’intenzione di fare proprio quel sogno.

Se ci pensate bene, attraverso i sogni affiorano, vengono a galla, delle emozioni, delle immagini e dei ricordi che onestamente non dicono nulla al sognante per come si sono manifestati.
Questa è la scoperta di Freud e ciò che, diversamente da come è sempre stato, interpretando ed elaborando opportunamente un sogno attraverso l’analisi e il riferimento teorico, si arriva sempre a rivelare un ricordo o un pensiero non immediatamente comprensibile ma importante per la persona.

La scoperta di Freud è quindi il fondamento che porta a postulare l’esistenza di un inconscio.
Ovvero come di un serbatoio (solo per capirci) non alla portata e alla diretta conoscenza delle persona a cui appartengono le cose che vi stanno dentro.
E’ precisamente questo principio che segna la svolta teorica ed applicativa che chiamiamo psicoanalisi.
Cioè un metodo di indagine per conoscere tutti quei processi mentali e psichici che si svolgono proprio dentro a quel contenitore.

La cosa importante da sapere è che questo metodo di indagine non ha solo il fine di far conoscere ciò che sta e si muove dentro l’inconscio. In realtà la scoperta storica importantissima è che questo modello di indagine diventa una modalità di cura che affinandosi sviluppa una vera e propria terapia per le nevrosi (e in seguito per le psicosi).

Tutta quanta questa concezione psicologica nuova, chiamata “teoria della psiche” viene ampliata da Freud che, allo scopo di verificarne la portata e l’efficacia, non tarderà a usare proprio se stesso come primo soggetto di indagine. E’ come dire, insomma, che Freud usò se stesso da cavia.
Certamente può essere detto che in ciò Freud fu un grande e coraggioso pioniere. Non trovi anche tu?

Come succede sempre in ogni nuova teoria, anche la psicoanalisi andò sviluppandosi e ampliandosi grazie agli elementi teorici e alle applicazioni pratiche che si svilupparono nel tempo, portate dallo stesso Freud e in seguito dai suoi allievi e successori. Tutto ciò avvenne con non poco scompiglio e con qualche scisma all’interno della neonata società psicoanalitica.

Una delle frasi più riportate nei suddetti salotti a dimostrazione di buona cultura è che le teorie di Freud peccavano di eccessivo pansessualismo, ovvero ponevano alla base e all’origine di tutto la sessualità.
C’è da dire, tra le altre cose, che questa sessualità di cui stiamo parlando ha gran poco a che fare con la pornografia. Sembra un discorso banale, vero? Eppure quando si parla dell’ istinto sessuale alla base di ogni comportamento umano nella teoria di Freud, c’è sempre qualcuno che distribuisce a destra e a manca delle visibili gomitate, strizzando l’occhio per sottolineare la trasgressiva indecenza dell’argomento di cui si sta parlando.  Ebbene, siamo qui appunto per raccontare che non è così.

Vero è, però, che tra i tanti, due studiosi per primi, ovvero Adler e Jung, crearono scompiglio e scisma all’interno della società psicoanalitica di Freud proprio per la concezione della sessualità alla quale essi attribuirono un’importanza molto meno fondamentale di quella attribuita da Freud.

Se volessimo fornire alcune suggestioni per ricordarsi e sintetizzare al massimo l’impostazione generale data da Freud alla propria nascente teoria psicoanalitica, potremmo certamente ricorrere a due delle sue più citate frasi che riguardano l’Io e L’es. Ovvero la coscienza e l’inconscio.
La prima è: “dove c’è l’Es ci sarà l’Io”. Per significare che la cosa auspicabile è quella di restituire tutto il rimosso, ovvero l’inconscio, alla luce della coscienza.
La seconda frase è: “L’Io non è padrone in casa propria”, e questo per testimoniare la dominanza dell’inconscio sulla coscienza.

A Vienna, in Berggasse 19, ovvero all’indirizzo dello studio di Freud, nasce il nucleo della futura società psicoanalitica. Ovvero è questo il luogo eletto dove illustri ricercatori e studiosi si riunivano formando quello che passò alla storia come “il circolo di Freud”.
Tra loro ricordiamo in particolare Jung, Adler, Breuer, Ferenczi, Jones, Stekel, Lou Andreas Salomè, e la figlia Anna Freud.

JUNG – ADLER – LACAN

Jung era già medico e psichiatra quando venne a conoscenza delle teorie di Freud.
Lavorava a Zurigo nell’Istituto psichiatrico Burghölzli e si occupava dei pazienti psicotici.
L’impianto teorico/applicativo di Freud colpì profondamente Jung che, per così dire, decise di sostituire alla camicia di forza e ai metodi di cura fino ad allora utilizzati, la psicoanalisi di Freud.
Definì e perfezionò la particolare tecnica di indagine dei sogni della libera associazione.
Ovvero usava “girare intorno” al significato dei sogni lasciando che il paziente continuasse a “circum-deambulare” intorno alle proprie associazioni fini ad arrivare ad illuminare il significato del sogno riferito.

Questo concetto, di libera associazione e auto disvelamento del sogno, è fondamentale per capire un po’ l’importante innovazione di Jung. Esso sta, infatti, alla base del processo di individuazione di se stessi che è esattamente il processo della tendenza della psiche umana.
Occorre, cioè, non precipitarsi ad interpretare né anticipare il significato del sogno, ma lasciare che sia esso stesso a manifestarsi. Il sogno è, per così dire, come un libro sacro che lentamente si disvela.

Ecco quindi apparirci una fondamentale differenza da Freud, se avete seguito bene fino a qui.
L’inconscio non è un serbatoio pattumiera di ricordi dimenticati e sgradevoli da svuotare né un fardello del vivere o l’antagonista dell’Io illuministico e luce della ragione.
Ecco che l’inconscio acquisisce autonomia, dignità e capacità creativa. Diventa portatore di quell’esigenza di pienezza e completezza che si esprime nella tensione degli opposti e della loro coesistenza.

Oggi ci riferiamo alle teorie di Jung come “psicologia del profondo”, intendendo con ciò che lo scopo prefissato non è quello di una “analisi della psiche” al fine di sostituire all’Es l’Io.
E’ piuttosto un viaggio, un approfondimento della conoscenza di se stessi attraverso quel processo di individuazione della persona di cui abbiamo parlato prima.

In questo modo, e questa è una questione fondamentale per chi ci legge alle soglie di una propria analisi personale, l’indagine del profondo proposta da Jung è un procedimento che ci permette di essere “interi”, coscienti delle nostre proprie scelte, dei condizionamenti subiti e di quelli che possiamo anche accettare, criticamente, riconoscendo i nostri propri limiti.

Non trovi anche tu che tutto questo sia molto differente e assai più promettente di quanto avevi letto fino ad ora in merito alla possibilità di affrontare un’analisi personale?
Se davvero desideri conoscere te stesso molto più profondamente, attraverso un cammino, un percorso, di individuazione che sarà esclusivamente tuo, differente da quello di chiunque altro, in quanto nella tua propria interezza tu sei differente da chiunque altro, ecco allora che questo è sicuramente il blog più importante che tu abbia mai letto.

Una definizione veramente molto felice dell’incontro analitico tra analista e paziente è proprio quella fornita Jung stesso. Egli definisce questo incontro come un rapporto majeutico ovvero un rapporto e un incontro dove l’analista assiste con le proprie conoscenze alla scoperta di se stesso del paziente.
Quanto spazio in più per sentirsi bene e se stessi, sei d’accordo anche tu?

Due cose diciamo ancora su Jung.
La prima, in riferimento al discorso sulla sessualità di cui sopra, è che appunto la concezione di Jung si distanzia da quella di Freud. Mentre per quest’ultimo, in estrema sintesi, la libido, ovvero la forza pulsionale dell’individuo, è esclusivamente legata alla sessualità dello stesso, per Jung la libido è pura energia psichica, ovvero la molla motivazionale di un individuo.

La seconda è una curiosità che può esservi utile per orientarvi nel mondo degli psicoanalisti, comprendendo la scuola a cui fanno riferimento.
Infatti, per distinguersi dagli psicoanalisti di impostazione freudiana, chi segue l’impostazione junghiana si definisce “psicologo analista”.

Cosa abbiamo detto

Abbiamo posto come data di origine della psicoanalisi la pubblicazione del libro di Freud sui sogni, nel 1899.
Abbiamo detto che parlare di sogno significa postulare l’esistenza di un qualcosa che chiamiamo inconscio.
Il sogno è la via regia per arrivare a conoscere questo inconscio.
Abbiamo ricordato che Freud distingue tra IO, la coscienza, e l’ES, l’inconscio. Lo scopo del suo metodo di indagine e terapia è quello di portare alla luce il rimosso (il contenuto dell’inconscio e cioè quei processi mentali e psichici che si svolgono nell’inconscio) restituendolo al dominio della coscienza. Questo perché, solitamente, l’IO (la coscienza) è dominato dall’inconscio e lo sviluppo di un individuo è proprio quello di sovvertire questa dominanza.
Infine abbiamo ricordato la nascita del “circolo di Freud”, luogo di incontro dei primi importantissimi studiosi che, insieme a lui e poi differenziandosi da lui, svilupparono le teorie psicoanalitiche alla ricchezza e alla complessità odierna.

Riguardo a Jung abbiamo messo in evidenza due sostanziali differenze nei confronti del pioniere Freud.
Quella fondamentale riguardo all’origine della libido, ovvero della pulsione psichica. Mentre per il padre della psicoanalisi la libido è essenzialmente legata alla sessualità di un individuo, per Jung, psichiatra svizzero, col tempo appare sempre più chiaro essere pura energia psichica e molla motivazionale dell’individuo e non solo pulsione libidica sessuale.

Di Jung abbiamo citato anche l’importante metodo di analisi del sogno basato sulle libere associazioni, che è anche metafora del processo di auto-disvelamento e individuazione di un soggetto nel proprio sviluppo.
Abbiamo, inoltre, ricordato che il professionista della psiche che fa riferimento alla scuola freudiana si definisce psicoanalista, mentre chi fa riferimento alla scuola junghiana definisce se stesso psicologo analista.

 

Vuoi sapere di più sulla nascita della psicoanalisi? Per esempio chi sono stati e cosa hanno fatto in particolare Adler e Lacan?
Come si diventa psicoanalista e cosa fa esattamente uno psicoanalista?
Corri a leggere il prossimo articolo su questo blog.

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI
di Silvana Graziella Ceresa

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