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Differenze e Distinzioni: cos’è la psicoanalisi,
la lunga formazione dello psicoanalista

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La nascita della psicoanalisi

Adler e Lacan. Come si diventa psicoanalista

 

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI”
di Silvana Graziella Ceresa

“La lunga formazione dello psicoanalista” – seconda parte

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ADLER – LACAN

ADLER

Adler è un medico psichiatra e con Freud e Jung fonderà la “psicologia psicodinamica”.
Molto dell’impostazione teorica di Adler è legato alle teorie di Freud. Tuttavia, anch’egli, come abbiamo raccontato per Jung, si discosterà dalla teoria della libido freudiana, trovando più convincente quella che poi promulgò come teoria della “protesta virile”. Insomma il circolo di Freud diventerà una vera e propria fucina di menti che dapprima seguiranno le orme del maestro e padre fondatore e in seguito si metteranno in luce distinguendosi a vario titolo dalle teorie freudiane.

Sempre Adler giunge a dare grande valore all’autonomia di un individuo nel proprio percorso di ricerca del senso della vita per sé. Processo di ricerca che sottende una meta ben precisa e particolare per ciascuno.

Di Adler sappiamo che diventò medico militare durante la Grande Guerra trovando occasione e modo di dedicarsi e studiare profondamente le nevrosi di guerra. Da questa impronta storica derivò, successivamente, la condivisione che egli dimostrò per l’impostazione sociale del marxismo portandolo a concepire degli interventi psicopedagogici atti a sviluppare negli individui un vero e proprio “sentimento sociale”.

LACAN

Lacan non prese parte al “Circolo di Freud” per circostanze geografiche (visse e morì a Parigi).
Tuttavia, considerò se stesso quale vero continuatore ed erede delle teorie freudiane. Pertanto attraverso l’arte, la filosofia, la scrittura e il linguaggio si indirizzò sempre vero la ricerca dello spirito primario di Freud.

Per Lacan l’inconscio è strutturato come un linguaggio e in particolare è un linguaggio senza codice.
Questo concetto è davvero fondamentale nell’impalcatura del pensiero lacaniano e non è così immediatamente semplice da comprendere. Possiamo procedere con un esempio per provare a far luce su questo punto.
Il linguaggio nasce con il primo “uhè” di un bebè. Suono che non ha ancora alcun significato, è solo un richiamo/gridio del bambino. Ovvero è un “significante neutro”. E’ la madre di quel bebè che attribuisce a quel suono un concetto, un messaggio sottostante, cioè decide che quel grido significa che il bebè esprime un desiderio che può essere: “ho fame”, “ho sonno”, “ho sete” eccetera.

Dalla parte sua il bebè reagirà a questa attribuzione di un significato materno a un significante neutro adeguandosi ad esso. Questa è la prima frustrazione dell’esistenza ovvero il fatto dell’associazione di “mancanza ed essere”, ovvero l’esistenza c’è nella mancanza perché la “mancanza fa essere”.

Potremmo dire, ancora più in sintesi che  l’interpretazione della madre, che attribuisce un significato al significante neutro, è un’interpretazione parziale e non globale. Manca qualcosa, e proprio in quella mancanza sta l’individuo.

C’è un altro preciso momento dove la madre assume una funzione centrale per lo sviluppo del bambino.
E’ lo stadio dello specchio. Un bambino posto davanti ad uno specchio incontra se stesso non nel guardarsi, dal momento che non si riconosce ancora. E’ lo sguardo compiacente della madre che lo guarda che fa sì che il bambino si riconosca come un essere a sé stante.

La teoria lacaniana è senza’altro molto complessa e non si esaurisce, per quanto molto più sofisticati, in questi due nodi centrali che abbiamo pensato di raccontare.
Ci pareva fondamentale, però, dare un assaggio del pensiero di Lacan per l’originalità e l’importanza che ha assunto nella discussione della comunità psicoanalitica.

Per esempio, un’importanza fondamentale all’interno della teoria lacaniana l’assumerà lo sviluppo dei significati e delle correlazioni tra “il simbolico” e “l’immaginario”.  Da qui deriva la definizione dei disturbi psico(si)somatici che lasciano intendere, per Lacan, una matrice psicotica in questo tipo di manifestazioni.

In generale abbiamo messo in luce, con pochi concetti tra quelli che abbiamo ritenuti più importanti, cosa s’intenda per psicologia dinamica. Ovvero questa nuova impostazione della psicologia, delineata attraverso alcuni dei padri fondatori del pensiero psicoanalitico da Freud in avanti.
Ogni qual volta si affrontino i temi della psicologia con lo sguardo psicoanalitico, s’intende parlare delle interazioni delle attività psichiche profonde che sono quelle che caratterizzano una personalità.

Il presupposto è quello di un conflitto intrapsichico che “dinamicamente” si manifesta.
Questo stesso concetto sarà utilizzato da Lewin nello studio delle dinamiche dei gruppi e dal nostro italiano Napolitano, che fonderà la gruppoanalisi teorizzando, tra l’altro, l’esistenza di un gruppo interno e cioè di una dinamica/dialettica tra le parti dell’Io di un individuo.

Se anche ad una prima vista questi concetti possono sembrare un po’ complicati, specialmente per chi non ne ha alcuna familiarità, quello che importa è comprendere l’enorme importanza della scoperta dell’inconscio. Possiamo cioè dire, per così semplificare, che tutte queste nuove modalità di interazione dinamica, gruppi o individui che siano, possono avere un senso solo se si suppone che esista un profondo, un inconscio, ove si giocano dinamicamente queste “partite”.

Tutto ciò è assolutamente altro, ovvero al di fuori, delle concezioni proprie di uno psicologo, della psicologia e della psicoterapia che abbiamo trattato in altri post. Non è, infatti, necessario scomodare alcun inconscio per le teorie di un gran numero di scuole di psicoterapia.

Ciò che è entrato anche nell’uso comune nell’espressione di un profondo all’interno di ciascun individuo è, quindi in realtà, assolutamente una peculiarità delle psicologie cosiddette del profondo proprio perché, a grandi linee, ipotizzano e teorizzano un tappeto “inconscio” individuale e collettivo, dove si giocano le partite importanti della complessità della nostra psiche.

Cosa fa esattamente uno psicoanalista?

Già l’etimologia, ovvero l’origine della parola psiche (anima) ci chiarisce che l’oggetto di studio non è il soma, ovvero il corpo. Uno psicoanalista, quindi, analizza la psiche. E’ di questa che si occupa.

L’indagine, proprio per la centralità dell’inconscio di cui abbiamo parlato prima, viene svolta intorno ai fenomeni psichici “non coscienti” attraverso quelle manifestazioni di un individuo che sono “i sogni”, “i lapsus”, i pensieri, le associazioni, i comportamenti della persona e i disturbi psicosomatici.
Quante cose parlano del tuo inconscio, ci avevi mai pensato?

Occorre comprendere bene, a questo punto, anche un altro presupposto fondamentale, affinchè non vi sia confusione nel parlare di centralità della psiche e dell’inconscio.
E precisamente il presupposto è il seguente: Anima e Corpo, cioè Psiche e Soma, sono un tutt’uno. Un’unione indifferenziata che forma l’individuo.
Per riprendere una frase, molto cara alla dottoressa Silvana Graziella Ceresa, ci è gradito riportare in evidenza:

Il Corpo o Soma è la LAVAGNA sulla quale la Psiche scrive le proprie affezioni, positive o negative che siano

Ecco, dunque, il presupposto fondamentale dal quale si possono osservare e considerare i disturbi psicosomatici!

C’è quindi tutta una prassi di analisi psicologica che permette allo psicoanalista di curare i disturbi mentali e le manifestazioni psicopatologiche nevrotiche e psicotiche.
Con il tempo e il crescendo di conoscenza, questa prassi, ovvero l’applicazione del metodo psicoanalitico, ha permesso anche di affrontare altre psicopatologie.

Come dicemmo della psicoterapia, anche per la psicoanalisi occorre mettere in evidenza la centralità e l’importanza del rapporto con il paziente. L’analisi è un incontro profondo, intenso e non “corrotto” tra psicoanalista e paziente. Potevi aspettarti una cosa così importante e intensa?

La chiave è la parola, che è aspetto “germinativo” del rapporto analitico in quanto sostiene, feconda e fa scoprire parti di sé non solo al paziente, ma anche all’analista.
Per quante differenza possano avere le varie scuole di psicoanalisi, può cambiare il metodo ma l’impostazione rimane simile. Si sviluppa, cioè, attraverso il racconto che come pazienti portate al vostro analista. Ecco, quindi, l’importanza delle libere associazioni, dei sogni, degli atti mancati, degli atti agiti, dei lapsus, del tranfert.

Sul transfert ci sarebbero molte cose da dire, anche perché è sufficiente scorrere un po’ di forum che si occupano di psicologia per leggere nel merito di questo concetto un mare di leggende e miti, e grandi inesattezze, che di certo non aiutano proprio ad orientarsi.

Intanto va detto che una relazione analitica si basa su transfert, contro-transfert e co-transfert.
Come primo tassello semplice diremmo che questi significano l’atteggiamento emotivo del paziente nei confronti dell’analista, la risposta conscia e inconscia dell’analista verso il paziente e la sintonia che li accomuna. Non c’è buona analisi senza transfert.

Il grande pericolo, per inciso, è appunto un buon uso della compiacenza, ammirazione e amore  che un paziente esprime verso il proprio analista. Sentimenti proiettati che devono assolutamente essere elaborati dall’analista stesso ed interpretati in modo da renderli attuali e manifesti.

Diversamente si assiste ad una vera e propria “dipendenza transferale” nella relazione analitica, dove l’analista usufruisce di queste proiezioni per un proprio tornaconto ed utile.
Di tutto questo si è parlato molto, e molto anche a sproposito e non mancheremo di esprimerci più approfonditamente in altre occasioni.

La potenza feconda del transfert è invece l’induzione che questo riesce a generare nel paziente spingendolo sempre ad un maggior impegno nell’analisi stessa. D’altro lato il paziente a volte utilizza questo transfert come una difesa dall’approfondimento che aveva deciso di intraprendere su di sé. Ecco perché l’analista deve saper interpretare gli impulsi che affiorano dall’inconscio del paziente e vengono proiettati su di lui, accogliendoli e trasformandoli attraverso quella sorta di “danza analitica” fatta dall’incontro di due inconsci.

Tutto avresti potuto pensare, nella definizione di psicoanalisi e di transfert, meno che l’utilizzo di un’immagine come la “danza analitica”, ovvero l’incontro di due inconsci.
Non è così? Eppure questo è sicuramente il modo migliore per farti apprezzare la profondità dell’analisi con un concetto che implica movimento e partecipazione da parte di entrambi.
Ovvero la cura e l’affezione che l’analista sviluppa e coltiva nei confronti del proprio paziente è elemento altrettanto fondamentale e alla pari con l’impegno che il paziente stesse deve sentirsi disposto ad impiagare per la buona riuscita del percorso d’analisi.

Altro concetto fondamentale è il setting. Ovvero la stanza d’analisi. Cioè quel luogo fisico dell’incontro e il clima emotivo che si crea. E il setting non è importante solo quale contenitore vuoto della relazione, ma è oggetto di studio importantissimo attraverso la “teoria del campo” sviluppata dalla fisica e poi ripresa dalla psicoanalisi.

Avresti mai sospettato questa coincidenza di interesse per un argomento tra fisica e psicoanalisi?

Il lavoro analitico è condiviso tra paziente e analista nei tempi, costi, modalità. Una buona stima dei tempi, per quanto generalizzata, è la previsione di almeno tre anni di lavoro insieme affinché si possa compiere un fruttuoso percorso.
Durante questo tempo, all’interno del lavoro analitico, ci saranno molte parole ma anche tantissimi silenzi.

Anche i silenzi debbono essere ascoltati e rispettati. A volte i silenzi urlano più delle parole.

Non è forse vero che anche tu, molto spesso, stando zitto stai gridando qualcosa?
Silenzi e parole sono la sinfonia della musica. Anch’essa, infatti, è composta da note musicali e da spazi vuoti che sono le pause. L’assenza degli uni o degli altri, genererebbe un frastuono o la negazione del rapporto.

E’ cara un’altra immagine alla dottoressa Ceresa, per parlare del lavoro analitico, che riportiamo qui per lo straordinario potere evocativo ed esemplificativo che ha. E’ la metafora della matassa di fili colorati.

La metafora della matassa di fili colorati.

Quando un paziente intraprende la propria analisi, è come se portasse una grande matassa di fili di tutti i colori. Questa matassa sarà srotolata e snodata piano piano con l’analista, svolgendo colore per colore e facendone tante piccole matassine, filo per filo, facendo attenzione a non produrre né strappi ne ulteriori nodi. Si svolgeranno e più fili possibili, si scioglieranno  più nodi possibili e si farà attenzione, con la cura di entrambe e non produrre strappi o a riannodarli nel caso proprio non si fosse riuscito ad evitarli.

Ecco l’arcobaleno della vita, fatto di tutti i colori della matassa. Quando la grande matassa sarà stata tutta srotolata e vi saranno tante piccole matassine di tutti i colori, ancora il lavoro non sarà finito.
Ora insieme paziente e analista tesseranno tutti i fili disponibili creando e costruendo il senso, il disegno che per il paziente ha la propria vita in un tutt’uno non più aggrovigliato e confuso.

Come si diventa psicoanalista.

  • Occorre avere l’iscrizione  nell’elenco degli psicoterapeuti presso l’Ordine degli psicologi , con tutta la formazione che ciò comporta e di cui abbiamo già parlato nei precedenti post.
  • Si compie la scelta della associazione italiana di riferimento, riconosciuta anche a  livello Internazionale, che con nomi diversi si riferisce ai fondamenti di  Freud, Jung, Adler, Lacan.
  • Occorre frequentare la suddetta Scuola come “analista in training” per almeno 4 anni
  • Occorre sottoporsi ad una “analisi didattica” per un minimo di 150 ore
  • Occorre essere seguito e sottoporsi ad una Supervisione di 200 ore

 

Vuoi sapere la differenza tra psicoanalista e psicosocioanalista? Quale terapia scegliere tra le due, e perchè?
Come si diventa psicosocioanalista e cosa si fa esattamente nello studio di uno di questi?
Corri a leggere il prossimo articolo su questo blog.

Testo di: Andrea Fassone
Tratto da: “DIFFERENZE E DISTINZIONI
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