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Differenze e Distinzioni: Le risposte ai quesiti sulla psicoterapia

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Le risposte ai quesiti sulla psicoterapia. Differenze e Distinzioni

Le risposte ai quesiti sulla psicoterapia. Differenze e Distinzioni

 

Testo di: Silvana Graziella Ceresa

“Le risposte ai quesiti sulla psicoterapia” – quarta parte

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PSICOTERAPIA: Ecco le risposte dei quesiti dei nostri lettori

QUANDO

Potrei dire sempre, ma sembrerebbe un tirare l’acqua al mio mulino!

Quando una sensazione di malessere inficia la qualità della vita; quando l’ansia per il rientro tardivo dei figli fa apparire orizzonti tragici e non si può dormire senza averli visti rientrare sani e salvi; quando il rapporto coniugale si spegne e sembra di vivere con un fratello con cui si litiga o peggio con un ostacolo alla propria vita; quando il rapporto con il capo  ingenera stress e si lavora male e con ansia; quando si asserisce di stare bene con il proprio partner ma non c’è desiderio sessuale; quando ogni storia affettiva finisce sempre nello stesso modo e non si capisce perché; quando manca il tempo anche per sé e tutto ci rotola addosso; quando il minino evento è vissuto come tragico e non si  riesce a gestire l’ansia che si ingenera; quando il minimo evento professionale fa scattare una rabbia incontenibile che si rovescia in famiglia; quando l’essere contraddetti non è tollerato e si sconfina in rancore o disperazione; quando la solitudine diventa penosa e sembra non interessare a nessuno; quando il pensiero “nessuno mi capisce, nessuno mi vuole” si amplia in un “allora tanto vale farla finita”; quando il pensiero dell’amore perduto dilaga in ogni altro pensiero e si diventa distratti, si hanno dei piccoli incidenti guidando, cadono le cose di mano; quando i litigi per la separazione coinvolgono i figli; quando un pensiero ritorna con grande frequenza ed alla fine occupa quasi la mente; quando quel pensiero riaffiora in ogni circostanza anche non attinente; quando si teme di poter fare del male alle persone che si amano con dei comportamenti che possano sfuggire al controllo della mente; quando la vista di tagliacarte o forbici o coltelli fa riaffiorare il terrore di poter ferire qualcuno;  quando per iniziare la giornata si compiono tanti piccoli gesti che all’inizio appaiono di verifica e normali poi diventano necessari e non si può uscire di casa senza averli compiuti tutti; quando si controlla la chiusura del gas o della porta tre, quattro, cinque volte per essere sicuri di averlo fatto; quando ogni azione compiuta da se stessi e da altri è immaginata con un significato recondito da identificare; quando la diffidenza supera la normale attenzione preventiva nei riguardi degli altri; quando si è stufi dei farmaci e si desidera risolvere in altro modo l’ansia e capire il perché si stia così male; quando….

…… Sono davvero infiniti i moventi di una richiesta, che posso riassumere in un concetto generale: così come fa peggio  conservare un dolore fisico piuttosto che prendere un farmaco, così fa peggio non andare da uno psicologo e lasciar crescere un’ansia, una disperazione, un malessere, un problema;  quando sono degenerati e radicati si affrontano con maggiore difficoltà.

 

QUANTO TEMPO

Il lavoro psicologico non è come un farmaco che ha una posologia sufficientemente definita nel rapporto peso-età-durata-molecola e altri parametri oggettivi.

Si possono però dare delle indicazioni per evitare alcune situazioni dai tempi infiniti, di “parcheggio” dallo psicologo con utili reciproci, per il paziente un momento tutto per sé ma poco terapeutico, per lo psicologo una pensioncina senza troppo impegno: so di esprimere un’opinione da scandalo ma mi sono imbattuta tante volte in simili episodi raccontati da pazienti. 

Una analisi  potrebbe essere quantificata in 150 incontri quindi un poco più di tre anni, naturalmente è una indicazione generica, dipende dall’impegno che mette il paziente, dalla problematica che porta.

Una psicoterapia potrebbe durare  più tempo anche se di solito dura meno: so di  sembrare in contraddizione e spiego. Un lavoro terapeutico per esempio sugli attacchi di panico dura più di 150 ore per risolvere e mettere la persona nella condizione di non ricadere, poiché ha appreso come  gestire l’evento alla prima avvisaglia, ed è un lavoro che sfiora e deborda in una analisi.

Un lavoro psicoterapeutico per un abbandono se situazionale e non esistenziale, cioè se si limita alla problematica portata e non coinvolge la visone del mondo o una coazione a ripetere da parte del paziente, si risolve in  meno tempo.

Alcuni interventi coniugano una impostazione comportamentale con quella analitica,  per esempio quando si lavora con dei genitori:  per metterli nella condizione di comprendere il loro figli, per sapere cosa fare, per poi mettersi in gioco con la propria interezza per continuare a seguirli. Oppure per un attacco di panico: la paura della ripetizione quasi lo fa apparire in un crescendo di angoscia che attanaglia la gola, allora saperlo “sentire” e “gestire” capendo cosa è e come comportarsi, avere un po’ di consapevolezza attraverso un ragionamento ed un sapere affrontato con lo psicoterapeuta permette l’abbassamento dell’ansia, poi si affronta con un lavoro psicoanalitico o comunque psicoterapeutico profondo per raggiungere il bene-essere del paziente .

 

QUANTO COSTA

Esiste un prontuario con le tariffe professionali definite dall’Ordine degli Psicologi, si trovano sul sito dell’Ordine stesso, danno un valore minimo e massimo e lo scostamento si riferisce alla professionalità ed esperienza del professionista.

Una parcella troppo bassa svaluta il lavoro e non impegna la persona. Far pagare poco può invogliare il cliente a venire ma si rischia la sottostima e di minimizzare l’impegno di entrambi; nello stesso modo il paziente che non si impegna anche economicamente non è  invogliato  a finire prima, a lavorare con lena, a fare qualche rinuncia che fortifica il lavoro psicologico.

Infatti non funziona quando è gratuito, lo aveva già scoperto Freud.

Quando non c’è un sentimento affettivo che  giustifichi un regalo, come dai genitori o dagli amici, ci si interroga su cosa l’altro vorrà in cambio, e in questo contesto cosa potrebbe volere in  cambio colui che è entrato nei pensieri più intimi e nascosti e di fronte al quale si è nudi ….

Meglio un corretto rapporto che mantenga le distanze professionali, che non crei disguidi o malintesi, che sia limpido e trasparente e irreprensibile.

Irreprensibile anche fiscalmente, e qui inserisco  un argomento delicato. La prestazione di uno psicoterapeuta è come la prestazione di un medico quindi si può detrarre dalla dichiarazione dei redditi nella misura del 19% ( ad oggi) ma soprattutto è un rapporto di totale fiducia del paziente nei riguardi del professionista, gli racconta tutto di sé, ciò che sa e ciò che non sa attraverso i sogni; non è come un medico, anche specialista, che segue per uno determinato problema ma non arriva a conoscere i pensieri  più reconditi……e come ci si può fidare di qualcuno che non è corretto socialmente e civilmente?

Anche il costo eccessivo è da considerare: il prezzo molto alto ha un suo fascino, si pensa che se costa così tanto sarà bravissimo, si confonde qualità professionale con quantità di denaro ma non è così, per bravo che sia non è da eccedere nella richiesta.

Non ci si lasci incantare dal vecchio adagio “chi più spende meno spende”, una  giusta via di mezzo è dall’antichità perseguita e riconosciuta come saggia.

 

Chi altro vuole fare qualche altra domanda?
Vuoi leggere le altre tre risposte alle domande già fatte dai nostri lettori?
Corri a leggere il prossimo articolo, Differenze e Distinzioni: le vostre domande.

Testo di: Silvana Graziella Ceresa

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