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IL SOGNO, LA VIA MAESTRA:
GLI INQUILINI DENTRO DI NOI (archetipi)

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Il sogno: gli inquilini dentro di noi

GLI INQUILINI DENTRO DI NOI – IL SOGNO, LA VIA MAESTRA

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS”
e interventi vari

di Silvana Graziella Ceresa

Il sogno: gli archetipi dentro di noi 

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Il sogno: gli archetipi dentro di noi

Eccoci dunque qui, in un altro mercoledì dei nostri incontri, riuniti dietro la comune curiosità per i sogni, il loro significato, la loro importanza.
Benvenuti. Fa piacere trovarsi di nuovo tutti insieme.

Ci stiamo anche interessando a piccoli brandelli tecnici che riguardano la “lettura” dei sogni prendendo spunto dal libro del dottor J. e dalla magnifica “lectio magistralis” (lezione universitaria) della dottoressa Silvana Graziella Ceresa.

Nell’ultima occasione, abbiamo interrotto la nostra condivisione con un sogno ancora da approfondire (il sogno del teatro e di Maria-ha-ha) e alcuni di quei preziosi esempi tecnici a cui abbiamo accennato poc’anzi.

Eravamo anche sul punto di trattare di una certa schiera di esserini che abbiamo chiamato figure di comodo, archetipi per usare una parola evoluta.
Ci stiamo riferendo all’IO, alla Persona, all’Anima, all’Ombra.

Insomma in questo incontro, gli argomenti si prefigurano essere davvero tanti e di grande interesse. Non sappiamo dire se riusciremo a trattare tutto quanto senza sconfinare in un incontro ancora successivo. Ben venga! Significa che di cose nuove da scoprire ne abbiamo davvero tante.
La lezione magistrale della nostra doc è davvero ricca di contenuti ed esempi di sogni da non poter perdere l’occasione di trattare tutti quanti gli argomenti.

In fondo non abbiamo alcuna fretta e proprio questo argomento si snoda dietro al concetto ampio della virtù della pazienza.
Senza pazienza i sogni non ci possono portare in quell’aldilà che abbiamo chiamato inconscio. Ovvero nella miniera ricca di minerali grezzi pronti da scoprire e rendere ancora più preziosi incastonandoli in quel lungo percorso della nostra individuazione.

Ti ricordi, vero, che cos’è il processo di individuazione personale?
E’ davvero importante che tu lo tenga presente, se davvero vuoi comprendere meglio i meccanismi del sogno.

Tuttavia, proprio per quello spirito di aggregazione che ci ha portato tutti quanti a condividere una pausa, consumando del tè insieme, lasciatemi verificare che ciascuno di voi si senta veramente partecipe a questi incontri nella nostra stanza del sogno. Nessuno escluso qui tra noi. 

E’ capitato anche a te di pensare: “Ma io non faccio mai sogni oppure non ne ricordo mai nessuno?”.

Ecco una questione importante.
Siamo certi che più di uno tra voi si sia chiesto quando fosse il momento giusto per rivolgere questa domanda e levarsi via, magari, o un sassolino dalla scarpa o un peso dall’anima. Ovvero:

è forse grave non ricordarsi i propri sogni? E’ vero che tutti noi sogniamo? Allora perché a qualcuno sembra di non segnare mai?

Magari proprio tu sei uno di questi!

Andiamo con ordine, dunque, e vediamo a quante curiosità e domande possiamo rispondere nello spazio in cui voi concederete ancora la vostra massima attenzione.
Sarà di nuovo come prendere il tè insieme; eccoci un’altra volta tutti intorno al nostro totem per consumare con gioia un pasto secondo il consueto rito: ognuno prenda il boccone migliore per sé, quello che più gli piace e che più gli serve.

Del sogno abbiamo detto tante cose e illustrato tanti concetti appartenenti alla psicologia del profondo, tralasciando altri punti di vista ai quali ora accenneremo per rispondere alla vostra curiosità.

Il Sogno  è un fenomeno psichico che si verifica durante il sonno, in particolare in quel periodo del sonno detto fase REM (Rapid Eyes Movement; si legga, dall’inglese, fase del movimento rapido degli occhi – NDR).
Il soggetto sognatore percepisce immagini, suoni, odori, colori come reali ed a volte talmente intensi e realistici che al risveglio  si può provare una sorta di smarrimento tra “sogno e realtà”  e si cerca di capire dove situarsi.

E’ capitato anche a te di sentire particolari odori e rumori oltre che le solite immagine bizzarre del sogno?
Ti sei spaventato a tal proposito? 

La “fase REM” è una scoperta della metà del secolo scorso: il prof Aserinsky, studiando le registrazioni delle onde cerebrali durante il sonno, notò nei soggetti dei movimenti degli occhi, a palpebre chiuse perché dormienti.
La  storia racconta che uno dei volontari dormendo piangesse, lo scienziato l’avesse svegliato e questi ricordasse che stava sognando: da qui studi, confronti, approfondimenti, pubblicazioni su questi movimenti veloci degli occhi detti appunto REM, correlati al momento in cui si sogna.

Quindi tutti sogniamo perché tutti abbiamo le fasi Rem e le fasi non-Rem, quindi di assenza del movimento, in cui c’è rallentamento della frequenza cardiaca ed è definito come sonno riposante: sembra si sogni anche in questa fase ma si ricordino meno.

Tutto questo chiarisce fino ad ora la sola prima parte della domanda che abbiamo immaginato vi siate posti. Ovvero è possibile che qualcuno di voi non sogni mai o la verità è che tutti sogniamo ma non ricordiamo i sogni?

Ebbene, evidentemente la seconda ipotesi parrebbe quella più appropriata secondo le evidenze di questi studi scientifici.

Questo, ci auguriamo, dovrebbe già far sentire meglio quelli tra voi che pensavano di essere delle mosche bianche o, peggio, di avere qualcosa di anomalo tale per cui sono estromessi dall’esperienza del sogno.

Vi dico, dunque, di continuare tranquillamente a far parte del nostro gruppo e di leggere con altrettanta genuina curiosità ciò che vi stiamo offrendo in queste righe. Chissà mai che, in virtù del vostro impegno, non vi capiti di ritrovarvi proprio nel bel mezzo di un’esperienza onirica bella e buona. Vuoi sapere, allora, perché non sempre ti ricordi dei sogni che hai fatto durante la notte?

Ecco la risposta.

Non tutti effettivamente ricordano i propri sogni. Ma questo non ha nulla a che fare con una qualche incapacità o testarda disattenzione. Semplicemente  accade

Non si impara a ricordare i sogni, accade anche questo!

Il sogno è un frammento di attività psichica involontaria che è cosciente quel tanto che occorre per essere riprodotto in stato di veglia, scrive il dottor J. in “L’essenza dei sogni” .
Quindi se non c’è quel tantino di coscienza non si riesce a ricordarlo, ma toglietevi pure dalla testa di averne una qualche responsabilità o di essere colpevoli di qualche mancanza o colpa.
La formula giusta continua ad essere: “accade”. Non ti crucciare!

Anche in analisi accade che non si ricordino i sogni, cioè proprio durante quel lavoro su di sé in cui il sogno ha una grande importanza e l’elaborazione del sogno una via privilegiata nell’avvicinamento al proprio mondo interno. 

Proprio perché si è in analisi, quando si è in analisi, si analizza il significato di questo non ricordare. E questo significato non si può estendere a tutti quelli che non ricordano i sogni, vale per quella persona specifica e basta.

I sogni, quindi, non si ricordano per distrazione, per attivazione  immediata della mente al quotidiano, e le immagini oniriche vengono riassorbite nell’inconscio.

A nulla può servire colpevolizzarsi: basta attendere e sopraggiunge la memoria del sogno.

Tutto questo ci dice fondamentalmente due cose.

  • Non hai responsabilità se non ricordi i tuoi sogni.
  • E, a meno che tu non sia in analisi, e in questo caso la palla passa al tuo / alla tua analista, non è neppure il caso che tu ti lambicchi il cervello per trovare un significato, o peggio un significato anomalo a giustifica razionale del fatto di non ricordare.

D’altro canto, anche tu sogni, perché tutti sogniamo!
Quindi se il tuo grosso lavoro per ricercare il motivo dell’oblio del benché minimo sogno era improntato all’ansia e al mea culpa (è colpa mia), ora potrai serenamente non farci caso e tirare dritto.

Ovvero, potrai continuare serenamente ad interessarti del sogno, confidando nella tua normale natura, come lo è quella di tutti gli altri.

Vediamo ora, ancora qualcosa sul sognante. 
Cioè proprio su di te.
Fino ad ora hai imparato che, da qualche parte, certamente dentro te medesimo, c’è quella miniera di minerali grezzi che abbiamo chiamato INCONSCIO.

Ovvero, per così dire, uno spazio dove coesistono parti di te che attengono alla tua esperienza, al tuo sapere e a un sapere antico e comune.

Abbiamo anche detto che di queste parti, dentro questo contenitore, ti è difficile avere esperienza diretta e nonostante ciò, attraverso i sogni o altre azioni della tua vita diurna, puoi renderti conto dell’esistenza dell’inconscio e dei pensieri, minerali grezzi, ivi contenuti.
Per esempio, nella questione dell’aggregazione del tè, abbiamo fatto esperienza di alcune nostre azioni che si plasmano sui contenuti dell’inconscio che mettiamo in atto senza bene sapere da dove ne provengano le ragioni.

Appunto perché l’inconscio è parte sempre attiva e integrante di noi stessi.

Non pensare che l’inconscio sia solo il “cinema notturno” della nostra esistenza! E’ tutt’altro che così!

Per questa strada abbiamo fatto anche esperienza di alcune aggregazioni, altre parti di noi alle quali usiamo dare un nome per le funzioni che hanno e/o per i ruoli che giocano all’interno della nostra personalità, del nostro esistere. O, per citare la nostra doc, della nostra umanità.

Avresti mai pensato di avere così tanti inquilini dentro di te?
Se non avessimo timore di inventare all’uopo, per esemplificazione, un esempio così buffo da essere subito smentiti dalla nostra referente scientifica, diremmo che, per semplicità, puoi pensare a tutte queste parti, archetipi, istanze, paradigmi di noi stessi, quasi come ai condomini di un normale condominio dei tempi nostri.

Quanti liti nel tuo condominio?
Quanti condomini ignorano l’esistenza di altri condomini? Epperò ci sono alcune famiglie che vivono in serena comunione, magari quelle due dirimpettaie.
E non è forse verso che si viene a sapere del comportamento di alcuni attraverso urli, spezzoni di frasi ascoltate dal balcone di casa, con le chiacchiere della portinaia?Anche nel tuo condominio esiste qualche mito o leggenda di un vicino o di una famiglia, di cui si sa solo attraverso indizi, frasi riportate, fantasie e/o umorismi costruiti nel tempo?

Ecco, il danno è fatto.
Indubbiamente tra i tanti esempi che si potevano pensare non abbiamo di certo scelto il più felice.
Tuttavia, tutto questo ci permette di introdurre per sommi capi uno degli argomenti che avevamo lasciato indietro.

Non ci addentriamo nel diagramma dell’IO del dottor J., come prima di lui il dottor F. postulò alcune differenti versioni di quella che oggi conosciamo sotto il nome di meta psicologia, per non rischiare di complicare troppo il discorso.

Però è bene che tutti voi che state seguendo questo percorso nella stanza del sogno di Psichelab, sappiate dell’esistenza di alcuni di questi archetipi, affinché possiate riconoscerli se e quando approfondirete l’argomento attraverso testi o letture sull’argomento.

Ecco, è qui per vostra buona conoscenza e buon uso che vi presentiamo gli inquilini che vivono dentro di voi.

Per esempio si parla di PERSONA, intendendo quella faccia pubblica che portiamo in giro, che ci siamo costruiti attraverso le convenzioni sociali, gli aggiustamenti personali, gli adattamenti.
E’ come la maschera usata nelle commedie Greco-Romane, non è il vero IO, ammesso che ci sia un vero IO.
Da PERSONA arriva il termine personalità, che è appunto d’uso comune e anche termine significativo in psicologia.

L’OMBRA, invece, è la parte nascosta di noi.
Una parte che un po’ conosciamo e un po’ non conosciamo.
Anche l’Ombra è parte della nostra totalità ed è uno degli archetipi più usati nella psicologia del dottor J. (Archetipo da archetypon; parola composta da archè = principio e typos = forma, modello. Dunque archetipo = tipo, forma primitiva. Tipo su cui si modellano gli altri appartenenti alla stessa classe, gruppo.)

Quando diciamo archetipi, dunque, intendiamo dire modelli originari, antichi, principali.

Ebbene,

l’uomo posseduto dall’OMBRA, cioè l’uomo che non è libero di agire se non sotto l’influsso quasi totalizzante dell’OMBRA, ricade sempre nei propri errori.

L’OMBRA è una parte integrante della personalità, dell’IO. Se non è così, occorre integrarla con un processo analitico. In ogni caso non si può prescindere dall’OMBRA in quanto è parte dell’individuo. Esiste.

Secondo il pensiero del dottor J. esiste un’OMBRA personale e un’OMBRA COLLETTIVA, archetpica, legata ai miti e alla storia personale.
Le due OMBRA sono sempre co-presenti anche se non le si conoscono.
Appunto quando non si conoscono si proiettano all’esterno, si agiscono reiterando senza consapevolezza.
Parleremo più compiutamente di “proiezione” più avanti se ce ne sarà l’opportunità.

Qui basti sapere che con “proiettiamo” intendiamo che non vedendo la trave nel nostro occhio, tendiamo a vedere la pagliuzza in quello degli altri, anche se non c’è.
E senza consapevolezza delle improprie attribuzione che operiamo.
Se il gusto al limone è dentro di noi ma non ne siamo coscienti, allora ci capiterà di vedere, sentire in altri oggetti, o persone altre da noi, che hanno addosso un certo qual profumo di limone. Magari anche troppo!
Inconscio malandrino…

Fate attenzione, però.
L’OMBRA non è assolutamente da confondere o da considerarsi come il male. O come un’istanza negativa. Da cancellare.
Al contrario essa coopera all’orientamento della coscienza e lo fa proprio in virtù di una sua funzione positiva.

E’ come se il male fosse necessario per comprendere il bene.
Sono necessarie entrambe le istanze negative e positive dell’OMBRA e non si può dare l’una senza che vi sia anche l’altra.
C’è dialettica (dialogo, rapporto costruttivo, se pur a tratti faticoso e logorante – NDR).***

Abbiamo poi l’ANIMA e il corrispettivo ANIMUS.
E in particolare saranno proprio queste due che ci aiuteranno a capire un pezzo in più del sogno “del teatro e di Mari-ha-ha”.

Ci aiuteranno, ma non oggi.
Vediamo già sui vostri occhi un certo qual velo di stanchezza.
Per dirla tutta, poi, dobbiamo ringraziare una nostra illustre lettrice, che ci ha benevolmente messo in guardia dall’abusare della vostra cortese e paziente attenzione.

E, in effetti, a ben guardare, pur non avendo parlato propriamente di alcun sogno, quest’oggi abbiamo espresso un buon numero di concetti importanti.
Concetti che di certo ti hanno portato ancora una volta ben più avanti di chiunque altro abbia cercato di sapere dei sogni, destreggiandosi in qualche scorciatoia o troppo mistica rubrica presente nel contenitore del dottor Google. Ovvero recuperando il proprio sapere da uno dei tanti, per altro riuscitissimi,  film di Woody Allen.

Perciò, ora, ritiriamoci in serenità fino al nostro prossimo incontro.
Sarà allora che vedremo altre interessantissime questioni lasciate indietro e partiremo narrando proprio della coppia ANIMA e ANIMUS.

Siamo certi che vi interesserà moltissimo.
Vuoi saperne qualcosa anche tu?

***
Certamente, l’estrema semplificazione della nostra trattazione ha il significato di permettere a tutti i lettori di cogliere almeno qualche brandello dell’archetipo dell’Ombra.
Ben diverso sarebbe una trattazione più rigorosa e anche solo di un pizzico più vicina alla complessità e all’importanza che questi archetipi esercitano nella formulazione del dottor J.
Tuttavia, ci pareva che, in questa sede, fosse più importante accennare a livello superficiale il senso, l’essenza e la funzione che questi “inquilini” dentro di noi hanno e il buon gioco che esercitano anche sul sogno.
Vero anche è che trattando di inconscio e sogni, l’Ombra, tra tutti, merita uno speciale approfondimento.

Ecco perchè suggeriamo a chi non desidera ulteriori complicazioni, di saltare a pie’ pari le seguenti righe.
Mentre proponiamo questo approfondimento, trasmesso puntualmente dalla nostra doc, a te e a tutti i coraggiosi che per desiderio gradiscono approfondire.

L’Ombra è quindi parte integrante, o meglio spesso da integrare, della personalità. Come ben riassume Jolande Jacobi in “La Psicologia di C.G. Jung” l’Ombra “è una parte dell’individuo, una specie di scissione della sua essenza, che però è a lui legata” (Jacobi, 1973).

L’Ombra collettiva è invece legata al mondo degli archetipi. Scrive la Jacobi: “L’Ombra collettiva, che già appartiene alle figure dell’inconscio collettivo e che corrisponde, ad esempio, a una figura negativa del Vecchio Saggio o alla parte oscura del Sé; simboleggia per così dire il lato posteriore del dominante spirito del tempo” (Jacobi, 1973). Esempi di Ombra collettiva, intesa come l’altro lato dello spirito del tempo, sono ben presenti in letteratura. Si pensi in proposito a come celebri romanzi, quali “Lo strano caso del Dotto Jackill e Mister Hyde” di Stevenson, o “Il lupo della Steppa” di Hesse, mostrino chiaramente il Doppio, l’alter ego, di una certa società.

Lavorare sulla propria Ombra “apre” alla trasformazione psichica. In “Psicologia e Religione” Jung (1938-1940) scrive: “Ognuno è seguito da un’Ombra, tanto più nera e densa quanto meno è incorporata nella vita cosciente dell’individuo.” E’ la consapevolezza dunque che permette di cambiare e di evolversi

Nella psicologia analitica di C.G. Jung il termine Ombra assume un significato peculiare, indicando principalmente il lato oscuro della personalità, contrapposto all’Io cosciente. La complessità del pensiero junghiano non permette, tuttavia, di fornire una definizione univoca di Ombra.

La nozione di Ombra indica in primo luogo quel lato ‘oscuro’ della personalità individuale, che contrasta con le parti ‘luminose’ e coscienti dell’Io. Lo sviluppo della coscienza dell’Io comporta infatti inevitabilmente la rimozione degli aspetti della personalità (per lo più di carattere emotivo e istintuale) che risultano estranei e non si armonizzano con l’immagine di sé che si va formando

Voce”Ombra” in Treccani scritta da Gullotta che non è junghiano:

Secondo M. Trevi (1975), l’atteggiamento che viene assunto dall’Io cosciente nei confronti dell’Ombra può dar luogo a dinamiche psichiche diverse: 1) la ‘proiezione’, in cui i contenuti rimossi non vengono riconosciuti dal soggetto come propri, ma sono proiettati su altri; 2) la ‘ricognizione’, nella quale il soggetto affronta coscientemente un’analisi dei contenuti della propria Ombra; 3) la ‘scissione’, che comporta una sorta di divisione della personalità del soggetto in due personalità parziali, delle quali una si identifica nei valori positivi dell’Io, e l’altra in quelli negativi dell’ombra, come è ben illustrato nel notissimo racconto di R.L. Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde; 4) l”identificazione’, in cui il soggetto scambiando l’Io con l’Ombra, finisce per assumere quell’atteggiamento lievemente caricaturale che è tipico delle persone sempre scontrose, impacciate, costantemente a disagio, generato non da timidezza, ma piuttosto dall’apparente volontà di manifestare a ogni costo gli aspetti più inadeguati e inadatti al rapporto con gli altri; 5) l”integrazione’, che comporta, da parte del soggetto, una profonda trasformazione della personalità, l’accettazione non solo razionale ma autenticamente spirituale della parte ‘oscura’, e che rappresenta una condizione necessaria a ogni ulteriore crescita psicologica. Se a livello individuale l’Ombra sta a rappresentare il lato oscuro della personalità, ovvero la parte rifiutata e rimossa di sé, sul piano sovrapersonale essa fornisce, in chiave psicologica, l’immagine del male, inteso come principio opposto a quello del bene. Jung sviluppò ampiamente questa tematica nelle opere della maturità, cercando di affrontare in chiave psicologica i conflitti propri della sfera etica dell’esistenza. Egli affermava che come psicoterapeuta non poteva affrontare il problema del bene e del male da un punto di vista teologico oppure filosofico, perché doveva trattarlo soltanto in modo empirico. “Il fatto che il mio atteggiamento sia empirico, però, non significa che io consideri relativi il bene e il male in quanto tali. Vedo con certezza che una data cosa è male, ma il paradosso consiste nel fatto che per una data persona, in una data situazione concreta, su un preciso gradino del suo cammino verso la maturazione, quella cosa può precisamente essere buona. Vale anche l’opposto: il bene fatto al momento sbagliato diventa del tutto insensato” (Jung 1959, trad. it.).

C’è un termine di cui non ti è chiaro il significato?
C’è una frase che ti pare decisamente dubbia o controversa?

Ti prego, scrivilo subito qui, nei commenti.
Dipende anche da te la riuscita di questa festa!

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA” – Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

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