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IL SOGNO, LA VIA MAESTRA: L’INCONSCIO COLLETTIVO
E LO SPIRITO DEL TEMPO

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Il sogno: lo spirito del tempo

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS”
e interventi vari

di Silvana Graziella Ceresa

Lo spirito del tempo nell’inconscio colletivo

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Lo spirito del tempo nell’inconscio collettivo.

Ecco un nuovo mercoledì del sogno.
Prendendo posizione, qui, anche oggi in questa splendida stanza del sogno mi sono sentito elettrizzato per quanto stiamo per discutere insieme.

Il nostro collettivo, accomunato da questo fantastico viaggio per la via maestra dell’inconscio, anche oggi lascia percepire il desiderio di affrontare una nuova ansa, un mozzicone di strada nuova, non ancora visitata insieme.

Ed è sempre una gioia percorrere questa strada in compagnia di chi si sente motivato ad approfondire questo tema di sé che, allo stesso tempo, è anche il tema di ciascuno degli altri presenti e assenti. Ovvero di

quelli come noi che sono qui oggi e di tutti gli altri che hanno solcato con la propria esistenza tutte le notti dei tempi

La premessa ci porta direttamente al centro di uno degli argomenti di cui discuteremo proprio oggi, ovvero del simbolismo collettivo del sogno.

Ci siamo lasciati, alla conclusione del nostro scorso incontro, parlando del sogno del “teatro e di Maria-ha-ha” dopo aver osservato lo spostamento del problema della noia matrimoniale del sognatore, da questione privata a questione collettiva.

Ecco, dunque, l’Ombra che il paziente del dottor J. non avrebbe mai potuto ammettere con se stesso, se non al teatro dove appunto il sognatore viene portato dal cognato durante il proprio sogno.
Abbiamo detto che il sognatore, in questo modo, può vedere il proprio problema come problema collettivo, in relazione con lo “spirito del tempo”, aprendo la strada ad un atteggiamento nuovo rispetto al medesimo.

E’ precisamente questo il punto che alcuni di voi hanno chiesto di approfondire meglio, dopo il nostro incontro del passato mercoledì.
Ti sei interrogato anche tu sul significato esatto dello “spirito del tempo”?

Capita anche a te, di tanto in tanto, di accorgerti di aver da sempre spostato dalla tua vista un problema, una questione che ti sei improvvisamente accorto essere stata per te così intollerabile da non poterla vedere, sebbene proprio lì, sotto i tuoi occhi, nello scorrere della tua normale quotidianità?

Riesci a raffigurarti come questo spostamento di prospettiva abbia reso possibile una certa presa d’atto, da parte del sognatore, dell’inconfessabile problema matrimoniale?
E non solo del problema, ma anche delle inconfessabili conseguenze, sia chiaro!

Di fatto il dottor J. fa sapere, pur non rivelando tutte le libere associazioni del paziente che hanno portato a questa verità, che il sognatore avesse l’abitudine della compagnia femminile a pagamento. Del sesso fuor dal letto matrimoniale.

A questo il sognatore allude tra le righe attraverso il suo racconto e, questo, il dottor J. intende e riferisce nel libro da cui è tratta la “LECTIO MAGISTRALIS” della nostra doc.

Quindi né con sé, né con il proprio analista, se non attraverso il sogno del teatro e le libere associazioni che seguirono.
Riesci a scorgere anche un mozzicone di te stesso in tutto questo?

Ebbene, ora chiariamo meglio l’argomento dello “spirito del tempo”.
E’ questo uno degli aspetti più affascinanti di noi stessi, del nostro linguaggio e della nostra cultura e, quindi, del sogno che ci rappresenta.

Sogno che, come stiamo sempre di più constatando, mostra i propri contenuti in un “teatro molto particolare”, per opera dell’Ombra (il cognato) che accompagna il sognatore. Solo così “quello spettacolo”, quel “teatrino” è tollerabile.
Tollerabile a tal punto, che anche lo sbadiglio sul nome della propria moglie, può affiorare ed essere finalmente liberato! “Mari-ha-ha”. Che noia!!!

Nel sogno, nell’Ombra, nello Studio dell’analista e quindi nel tuo percorso di individuazione personale non c’è alcun spazio per il giudizio morale.
Non v’è né dichiarazione di colpevolezza né di assoluzione!
Le cose semplicemente accadono. E si svolgono con la loro propria faccia, nella loro propria globalità.

Ecco, dunque, il grande spazio di libero movimento che si può ri-conquistare, andando alla ricerca autentica di se stessi al di là di ogni “giudizio” e pregiudizio da “lavagna dei buoni e dei cattivi”!

Riesci ad afferrare tutto questo?
Stiamo discutendo di un aspetto fondamentale del sogno, cercando di comprendere le peculiarità di quell’Ombra della quale abbiamo già visto le caratteristiche principali.

Quando siamo così massicciamente inconsci non riusciamo proprio a intravvedere nulla di storico in ciò che facciamo, nella nostra quotidianità.
E il nostro linguaggio è pieno di cose straordinarie di cui molto spesso non siamo neppure consapevoli.
Neppure volendolo essere!
Noi usiamo queste cose senza indugiare a prenderle in considerazione e ben lungi dall’immaginarne il significato simbolico.
Anche (soprattutto!) per le questioni inerenti la sessualità, l’accoppiamento (il matrimonio, la convivenza, gli affetti …).

Facciamo un esempio tra i tanti, che ci riguarda da vicino.
Quando diciamo di essere in “trattamento” da uno specialista o da un medico, esattamente cosa stiamo dicendo?
Tu, sai cosa vuol dire trattamento? A cosa alludi quando usi il questa parola?
Cosa c’è … nell’Ombra, di questa espressione, che pure è nel nostro linguaggio spiccio di tutti i giorni?

Trattamento deriva dalla parola latina trahere, che significa tirare.
Essere in trattamento, dunque, significa essere da qualcuno che ci sta tirando.
Sia questi il nostro medico di base, l’otorinolaringoiatra, il ginecologo, lo psicoterapeuta.

Ma tirando dove, e perché?

Ecco che, dalla notte dei tempi, ci appare la tradizione dell’uomo della medicina che tira il paziente … dal buco della rinascita!

Risalendo alle origini scopriamo, tra l’altro, che in Cornovaglia c’era una clinica preistorica chiamata Menanthole.
Il menanthole era una grande lastra di pietra con un buco, attraverso il quale il padre faceva passare i propri figli, tirandoli, nella certezza che, in quel modo, essi potessero guarire.
Rinascessero sani, rinascessero a nuova vita!

“Anch’io sono passato attraverso quel buco”, fa sapere il dottor J.
Cercando ancora, scopriamo che in Germania, nel diciannovesimo secolo, c’era l’usanza di fare un buco dietro il letto del malato e da lì si trascinava il paziente in giardino, affinché potesse rinascere.

Quanto materiale a disposizione del nostro personale “cognato/Ombra”, ovvero l’inconscio, per riferirsi ad un “trattamento” nella costruzione bizzarra del un sogno!
Trovi anche tu?

Sorvoliamo, per amore di brevità, su tutti gli altri sogni e su tutti i passaggi teorici descritti nel libro del dottor J. e trattati dalla nostra doc, che rinforzano e illustrano per gradi ciò che stiamo dicendo.
Nella fattispecie, quello che ci interessa è notare la contrapposizione del sentimento personale alla questione collettiva, così come ci appare nel sogno del paziente del dottor J.

Il punto è che la questione, la noia matrimoniale, il vizio del tradimento, potrebbe un giorno diventare pubblica, essere scoperta, meritare il biasimo e il pubblico ludibrio. E poichè questo è un rischio reale e spaventoso, allora il sognatore incomincia, per così dire, a renderla pubblica in un teatro.
Che è il teatro dell’inconscio. Il teatro dove il pubblico ludibrio non si leverà e nessuno scaglierà alcuna pietra.
Nessuno, forese, è vero… tranne che il sognatore stesso!
Non è forse vero che siamo noi i nostri primi giudici spietati?

Spunta qui, un’altra insidia del sogno. O meglio, del bravo interprete “da salotto” dei sogni. Ciò che stiamo dicendo di questo sogno, non è affatto la verità assoluta.
Se ne facciano una ragione quelli che si erano appena annotati, penna e taccuino alla mano, la regoletta semplice per andare in giro, come di palo in frasca, ad interpretare i sogni degli altri.
I sogni non si interpretano, non la smetteremo mai di ripeterlo. SI traducono.
E questa traduzione che ci sta regalando il dottor J., illuminata dalla spiegazione della nostra doc, vale solo qui, per questo sognatore e per questo sogno.

Forse ti starai domandando, dunque, perchè ne parliamo. E mi spiace che sia così, ancora, perchè ciò mostra che ancora non stai apprezzando il senso pieno di questi nostri incontri.
Perciò, per comodità e per tuo diletto, ti dirò io perchè stiamo parlando di un sogno e di una interpretazione che non sarà ripetibile in nessun altro caso se non in questo stesso medesimo.
La ragione è che è così affinchè tu possa fare esperienza. Più esperienza della collettività e più esperienza della tua peculiare unicità.
Non trovi anche tu che sia maestosa e unica questa via maestra verso il sogno per il tuo futuro?         
Senti anche tu quante altre porte si stanno aprendo soprattutto a confronto con la tua vecchia modalità di pensiero?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Ecco dunque che ci corre l’obbligo di tenere sempre ben presente la distinzione tra INTERPRETARE un sogno e un LEGGERE un sogno.
Che equivale allo scoprire ogni volta, insieme al paziente (!!), una diversa scrittura antica, unica e individuale all’interno dell’esercizio storico e collettivo dell’umanità del sognatore, del paziente.

Non esiste un’interpretazione del sogno per il semplice fatto che non esiste un assoluto, una “traduzione” per tutti uguale, come per la SMORFIA chiunque sogni un oggetto, un numero, una situazione indica, allude, significa sempre ed esclusivamente una medesima cosa.

Ecco da dove ri-emerge la nostra individuazione, il nostro personale percorso, la nostra unicità!

Tutto ciò che stiamo scoprendo, da questo sogno, è svelato, rivelato, vissuto, corroborato dal paziente stesso, attraverso gli altri sogni, attraverso le sue libere associazioni, attraverso il di lui unico e individualissimo percorso di analisi.

Ecco cosa scrive il dottor J. in un altro testo (Considerazioni generali sulla psicologia del sogno):
“Pensiamo al sogno come ad un ponte tra il conscio e l’inconscio, dove due realtà vengono messe in comunicazione tra di loro attraverso un linguaggio simbolico carico di immagini, colori, suoni, incontri, eventi, e dove contemporaneamente si crea un particolare legame di estraneità ed intima appartenenza.”

Ed è proprio così, infatti.
Percepiamo il sogno come parte di noi e nel contempo come altro da noi, un qualcosa di strano e poco comprensibile, con assurdità e controsensi che ci stupiscono o impensieriscono. A volte è proprio sgradevole.
Quasi sempre chi ne riferisce uno, anche a se stesso!, in una qualche maniera avverte che tutto ciò è privo di ogni logica.

“Tutta la creazione onirica è sostanzialmente soggettiva, e il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico insieme”, continua il dottor J.

Il sogno è una auto rappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio espressa in forma simbolica

E’ dunque vero che avvertiamo quel senso di ansia e stupore di fronte all’illogicità, ai tratti bizzarri del sogno.
E’ successo anche a te?
Anche tu avvisi sempre quando racconti un tuo sogno della mancanza di logicità nel racconto del contenuto?
Come se, dovessi, in qualche modo giustificarti? Come se fosse possibile che gli altri sì che loro fanno signi “Intelligenti”, “Belli” e comprensibili. Saggi!

In realtà non deve affatto stupire la stranezza espressiva del sogno perché, come abbiamo detto fin ora, esso usa un linguaggio simbolico da decifrare.
Il sognatore è il soggetto in ogni momento del sogno, ovvero sei tu, ecco perché non si può imparare a leggere l’auto rappresentazione simbolica di un altro, cioè quel qualcosa che ciascuno dice di sé, in modo simbolico, a se stesso.
Noi non siamo tutti uguali!

Ora forse è più chiaro perchè l’ analisi del profondo non è la “Smorfia”, che rimane solo quel divertente libro napoletano sulla interpretazione dei sogni per giocare i numeri al Lotto. Un passatempo, come il gioco della tombola.
Ti ricordi? Settantasette, le gambe delle donne!
Nient’altro che questo.

L’analista, solo, ha lo sguardo  simultaneamente distante e vicino al proprio paziente e, insieme a lui, senza farsi portare troppo lontano dalle libere associazioni, ha la giusta distanza emotiva per poter “leggere” il simbolico dei sogni.
Leggere e non interpretare.
Leggere e non giudicare.
L’analista per il paziente  e non il paziente con se stesso.
E così i vari manuali di “nonna papera” che si trovano facilmente in giro dice di più sul sogno di quanto possano essere gli ingrediente per un’ottima torta margherita.

E la torta margherita, buonissima e soffice, ci riporta all’idea che sia giunta l’ora della nostra pausa.
Ancora una volta desiderp complimentarmi con te, ospite graditissimo di questa stanza del sogno.

Perché l’essere arrivato a comprendere fino a qui, dove stiamo dicendo che i sogni non sono interpretabili, porta proprio te ad una comprensione dell’essenza e dell’importanza dei sogni che ben pochi altri posseggono.

Vorrei, ora, fare ancora un passo nella direzione della storicità e della collettività dell’inconscio.
Per completare il quadro di cui, a più riprese, stiamo discutendo attraverso spezzoni del libro del dottor J. e le illuminanti considerazioni della nostra doc, nella lectio magistralis (conferenza, lezione particolare).

E’ un buon modo, trovo, questo di riprendere i vari cocci, gli argomenti, trattati arricchendoli ogni volta dei particolari e degli spunti che i nostri mentori ci hanno offerto nelle proprie trattazioni.

Per questo mercoledì, tuttavia, abbiamo concluso.
Altro ancora scopriremo insieme nel nostro prossimi mercoledì, sempre in questa stanza del sogno, allestita all’occasione per il desiderio di tutti noi di fare questo percorso insieme.

C’è un termine di cui non ti è chiaro il significato?
C’è una frase che ti pare decisamente dubbia o controversa?

Ti prego, scrivilo subito qui, nei commenti.
Dipende anche da te la riuscita di questi incontri!

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA” – Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

lo spirito del tempo e l’inconscio collettivo

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  1. 11 agosto 2014

    marcella

    scusatemi ma non riesco a capire che cosa sia lo” spirito del tempo”

    • 11 agosto 2014

      Andrea Fassone

      Ciao Marcella.
      Probabilmente devi scusarci tu se non siamo riusciti a spiegarci in modo comprensibile.
      La tua segnalazione è molto importante per noi e perciò ti ringraziamo.
      Dalla tua prima domanda, identica a questa, abbiamo:

    • Risposto così: E’ la cultura in senso antropologico. Gli usi, i costumi, i vezzi e i pregiudizi, il comune sentire, le abitudini. E ovviamente non solo quelli manifesti e di facciata, ma tutto l’insieme: potremmo dire che lo spirito del tempo è come “funziona” la società di quel tempo, con tutte quelle forze centrifughe e centripete che equilibrano e promuovono i fatti quotidiani dei singoli e della massa.
    • Scritto quasi interamente un volume (il volume 8 de IL SOGNO, LA VIA MAESTRA) su questo argomento.

      Puoi gentilmente indicare cosa esattamente nelle due sedi non ti risulta chiaro?
      Così possiamo approfondire proprio i punti che non siamo riusciti a spiegare.

      Grazie in anticipo per la tua collaborazione.

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