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IL SOGNO, LA VIA MAESTRA:
INCONSCIO E PARADIGMA DEL GOMITOLO

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Il sogno: un invito per tutti a partecipare

Il paradigma del gomitolo – IL SOGNO, LA VIA MAESTRA

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

Il sogno: il paradigma del gomitolo

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IL SOGNO: L’INCONSCIO E IL PARADIGMA DEL GOMITOLO

Eccoci alla seconda puntata sul sogno.

Siamo dotati, dunque, di un qualche strumento in più per cercare di capirne, via via, qualche cosa rispetto al digiuno o alla disinformazione imperanti.
Il capitolo precedente si è concluso con un elenco riassuntivo di alcuni concetti che dovrebbero essere stati acquisiti scorrendo le pagine dell’articolo stesso.

Vediamo di riprenderli brevemente specificando meglio, anche, alcuni termini che abbiamo utilizzato nella narrazione.

Il primo punto parrebbe abbastanza chiaro. I sogni capitano. Non siamo noi a creare il loro copione o a influenzarli né per scenografia né per intensità.
Questa è una cosa molto importante da tenere sempre a mente.

Il secondo punto si snoda, si esprime, coinvolgendo un concetto fondamentale.
Stiamo parlando di INCONSCIO. Il sogno è la via maestra per arrivare a conoscere meglio questa parte di noi stessi.
Perciò l’interpretazione dei sogni ha un senso ben preciso in psicoanalisi proprio perché ci aiuta a conoscerci meglio e più a fondo.

Il terzo punto, di nuovo, utilizza un concetto probabilmente non a tutti noto. E’ il processo della maieutica. Ne hai mai sentito parlare?
Valga, per capire un po’ di cosa si tratta, la metafora, l’esempio, del parto.

La maieutica è un procedimento tramite il quale qualcuno o noi stessi provvediamo a “tirare fuori” da noi stessi il nostro sapere e il nostro essere profondi. Mi perdoneranno i puristi della filosofia per questa sintesi così maldestra, tuttavia, penso che possa rendere bene il senso per cui abbiamo preso in prestito questo termine.

Dunque, il terzo punto aiuta a capire bene come si integra il sogno nella nostra psicoterapia del profondo. Abbiamo altrove detto che la psicoterapia è “la relazione” che lega noi al nostro specialista curante.
All’interno di questa relazione esiste un’etica, esistono delle regole, e soprattutto esiste uno scopo preciso che sono quelli che legano l’analista a noi e noi all’impegno preso con noi stessi. Lo scopo preciso è quello di tirare fuori ciò che abbiamo dentro.

Per questo, in alcuni passaggi, abbiamo insistito sul fatto che più che “un’interpretazione” sia un guardare ad occhi ben spalancati. Un decifrare in senso filologico, ovvero come se fosse un’antica scrittura.

Una scrittura, ed eccoci al quarto punto, che si svela a noi, guidati dal nostro analista, che abbiamo preso l’impegno di voler conoscere le nostre parti più profonde e autentiche, integrandole a tutte le altre in un tutt’uno unico e complesso.
E’ questa integrazione, per sommi capi, che chiamiamo processo di individuazione. Si tratta di individuare chi siamo senza più sovrastrutture, finzioni?, accettandoci e mettendo a buon frutto la nostra individualità.

In tutto questo, appunto, il sogno è sia la bussola che la via maestra…

Se ricordi, ora, siamo tutti invitati ad un grande simposio, ad una grande festa, e insieme stiamo apparecchiando e ornando la sala e le tavole della Stanza del Sogno per imparare qualcosa di più su di esso e su di noi. E questo percorso io continuerei con te, che stai leggendo, per scoprire un altro pezzettino del sogno, ricalcando le orme di chi, per noi, ha dedicato ad esso e alla potere fecondo dell’analisi del profondo, un’intera vita di ricerca e di esperienze.

E’ fuor di dubbio che in questa serie di post non potremo rappresentare né il pensiero né gli strumenti, tantissimi e spesso differenti, di tutti coloro che, validamente, si sono alternati ed hanno contribuito al dibattito intorno a questo argomento.

Qui Psichelab, racconta precisamente del sogno ciò che emerge dai contenuti e dall’esperienza della dottoressa Silvana Graziella Ceresa attraverso un corollario di interventi della stessa sull’argomento e in particolare da una sua “LECTIO MAGISTRALIS”. Ovvero una lezione speciale, una conferenza, tenuta in ambito Universitario ad una platea già ben formata, se non specializzata, sull’argomento.

E da ciò ricaveremo, se lavoreremo sodo, il miglior raccolto possibile per nostra ricchezza personale e per la tua migliore informazione e conoscenza.

Ancora una volta devi lasciarmi dire quanto mi piace questa Psichelab, proprio perché ha come scopo quello di lasciarci raccontare quello che in nessun altro contenitore sulla psiche, siano riviste o portali web, riusciresti mai a trovare tutto in un solo posto e con gran ricchezza di racconto e di contenuti.
E, tutto questo, lo stiamo facendo proprio per te e a tuo uso e consumo.

Sembra, dunque, che in questa Stanza del Sogno, si stia per celebrare qualcuno o qualcosa di cui fondamentalmente si sa un gran poco. E per contenuto, e per definizione. Stiamo riprendendo, per maggior chiarezza, il concetto di INCONSCIO.

Cos’è mai, alla fine, questo benedetto inconscio?

Volendo fare qualche centinaia di ricerche, attraverso gli usi comuni e il dottor Google, scopriremo i più disparati significati e usi di questo termine.
E questo, può anche andare bene.
Ma, per partecipare con pienezza a questo nostro incontro, occorre certamente avere le idee più chiare e restringere il campo dei significati restituendolo alla ricchezza, già molto variegata ed eterogenea, di quelli che gli appartengono.

A volte, per provare a delineare un concetto, può essere utile incominciando a dire cosa non è.
Ebbene, l’inconscio non è la pattumiera dei ricordi sgradevoli da svuotare ovvero un fardello della vita.

E per dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, diremo quasi con le stesse parole una cosa sul sogno.
Il sogno non è la pattumiera dei ricordi rimossi, delle reminiscenze e delle simbolizzazioni.

Non aspettatevi, perciò, che la nostra Stanza del Sogno sia ornata e riempita come un magazzino di cose non utili, poco usate e non sopportabili ai condomini del nostro essere che, abitando ai piani alti, si disfano di tutto ciò gettandolo dalla finestra in modo che non ingombri i propri salotti.

E’ questa una visione meccanicistica, molto icastica anche. Ma certamente un po’ datata, tipo all’era dei primi lumi della ragione dove, l’IO era il nobile dei piani alti e l’inconscio (l’ES) il magazzino di ciò che appunto non godeva più, o non godeva ancora, del privilegio della luce forte dei salotti illuminati.
E così, sembrava bene dire, se un condominio doveva acquistare prestigio e pregio, allora occorreva che tutto ciò che è al buio e lorda il cortile e le cantine venisse preso, rispolverato, visto alla luce della nobile e dignitosa ragione. Insomma Interpretato, come se non avesse un’identità propria.

Se ora proviamo a girare gli assunti, siamo pronti a dire qualcosa di ciò che è.
Sia l’inconscio che il sogno.

L’inconscio, tolto dal ruolo scomodo di pattumiera, acquisisce una propria autonomia, dignità, capacità creativa!

Potremmo dire ecco dove andare a cercare i nostri famosi valori, doni!
E non stiamo certo rovesciando alcun paradigma pre-esistente. E’, di nuovo, un concetto strettamente legato al processo di individuazione che, meglio rappresenterò più oltre con il paradigma del gomitolo.

Medesima metafora, nel merito di questi doni, ovvero dell’unicità meravigliosa di ciscuno di noi, può essere presa dalla sapienza tibetana del Tat Tvam Asi.
Mantra tibetano, appunto, che recita: questo tu sei
Il buddhismo integra ogni parte vissuta dell’uomo che è responsabile in toto di ogni sua scelta, come racconta il tempio di Barabudur a Giava

L’inconscio diventa anche portatore di quell’esigenza di pienezza che si esprime nella tensione degli opposti e della loro coesistenza e contiene la parte nascosta che vive in noi e con noi. Ma pur sempre fatta della nostra pasta, fatta di noi e in contrapposizione alla unilateralità dell’Io.
Ma che esseri splendidi siamo, non trovi anche tu?

Ed ecco ciò che riguarda il sogno.

Il sogno diventa perciò il luogo che racchiude pensieri non ancora diventati coscienti come una pietre preziose nelle cave.

Il sogno, perciò, poiché abbiamo chiarito che non è solo il magazzino delle cose dimenticate e polverose, diventa luogo che racchiude pensieri non ancora diventati coscienti, in quanto si stanno lentamente evolvendo nel profondo, prima di affiorare al conscio, come una pietra preziosa che matura nelle viscere della terra prima di affacciarsi ed essere disvelata nelle cave.

Hai presente, per esempio, il carbonio che chimicamente confeziona grafite e diamante? Ecco stiamo descrivendo lo stesso processo.
Davanti a tutto ciò, un poco, si svela il nostro teatro della Stanza del Sogno, che stiamo tenendo in piedi dallo scorso articolo, per aiutarti in questo percorso di comprensione del sogno.

Perché, paradossalmente, quasi al contrario di quanto abbiamo detto sopra, più che un “tenere gli occhi spalancati” potremmo ora fare un passo in più e dire che affinché il sogno si riveli occorra usare il “Chiudete gli occhi e vedrete” non solo come per Tiresia!

Ma anche, attraverso, il sogno si può cogliere la rivelazione dell’Altro.

Come le nostre parti nascoste e in Ombra, così le sontuose immagini che sono la sostanza dei miti ed attraverso il sogno le storie individuali si connettono all’Anima del mondo.

Andiamo con ordine.
Vuoi sapere chi era Tiresia?

Diciamo che interessa poco riferire di tutti i miti che lo riguardano ma, in particolare per una serie di vicissitudini, da una parte fu privato della vista ma dall’altra gli venne il dono della preveggenza.

Stiamo dicendo, quindi, che né il guardare nel senso di “interpretare” né il tenere gli occhi chiusi nel senso di “divinare” il sogno chiariscono pienamente ciò che esso contiene e veicola.

Perché oltre al rimosso e oltre ai pensieri ancora da venire, sappiamo attraverso il pensiero del dottor J. Che il sogno veicola anche la parte in Ombra di noi stessi, riferendoci con ciò a quel concetto di INCONSCIO COLLETTIVO di cui forse avete qualche volta sentito parlare.

E non solo, così come il carbonio del sogno esprime anche la grafite e il diamante che si disvelano nelle cave, altrettanto par degno di essere annoverato quale sostanza del mito e dell’Anima del mondo.

Ci tengo, non ti perdere in quelle parole che possono parerti complicazione, ma cerca bene di seguire e di comprendere di cosa si sta parlando quando si parla del sogno. Cosa esso esprima, dove è situato, quale importanza ha il suo disvelamento e quale importanza ha il modo in cui si cerca di leggerne le sacre parole.

Questo deve dare a te la dimensione di quanto lontani stiamo andando dalla Smorfia del gioco del Lotto, e dalle interpretazioni selvagge da rotocalco o forum della disperazione. E, di ognuna di queste cose, e di altri presunti magici saperi, purtroppo se ne vedono tantissimi tutti i giorni ed altrettanti ne nascono ancora come se non fossero abbastanza.

Mentre sul versante opposto, organicista, di nulla di tutto ciò si tiene conto. Come se l’inconscio e il sogno fossero quel semplice ticchettio, un po’ bizzarro e certamente casuale della sveglia nelle viscere del coccodrillo di Peter Pan.
Ovvero, nell’isola che non c’è. Ben oltre le stelle, forse addirittura due, delle suggestioni.

Qual è la differenza tra inconscio e inconscio collettivo?
La questione richiede non pochi approfondimenti, per ora non così indispensabili in questo articolo che riguarda principalmente il sogno.

Ciò che importa all’interno del nostro discorso è appunto valutare, per ora, la ricchezza di contenuti del sogno stesso e anche comprendere perché un’analisi personale ha solitamente una lunga durata.

 Inoltre, con riferimento alla serie di articoli della conclusa “DIFFERENZE e DISTINZIONI”, dovrebbe ora apparire più chiaro il motivo per cui il professionista della Psiche che è abilitato a fare un’analisi del profondo debba compiere lunghi studi e aver fatto lunga esperienza di analisi personale su di sè, prima di affrontare quella di terzi.
Allo stesso modo, ora, ti sembrerà anche evidente che non possa fare interpretazione dei sogni, ovvero non possa partecipare con te a quel lungo processo di individuazione, né il medico di famiglia né altra figura (il mago o l’indovina?) che si improvvisa al solo scopo di “in-trattenerti”.

Per rendere l’idea di tutto questo si potrebbe anche far riferimento a quel processo di esegesi talmudica necessaria per accostarsi al libro sacro che, lentamente si disvela. Tuttavia, con ciò, non vorremmo né complicare le cose a chi tutto ciò ignora (e perché no?) né, parimenti, aprire un fronte di con-fronto assolutamente non necessario ai nostri scopi.

Mi piace, tuttavia, utilizzare ancora questa frase del dottor J. per dare l’idea dell’atteggiamento di lettura (e non divinazione!) del tuo sogno:

Tutto dipende dalla mia capacità di apprendere il linguaggio del paziente e di seguire il suo inconscio mentre brancola nel buio (Carl Gustav Jung)

Tutto dipende dalla mia capacità [dalla capacità dell’analista NDR] di apprendere il linguaggio del paziente e di seguire il suo inconscio mentre brancola nel buio

Aspetta e guarda, dunque. Ed è un guardare ad occhi aperti al di là dell’interpretare. Ed è un leggere ad occhi chiusi, pronti ad accogliere i contenuti dell’inconscio del paziente e dell’Anima collettiva.

Ecco cosa abbiamo inteso quando abbiamo riferito dell’etica dello psicoanalista. E l’etica è sottesa in tutto il percorso junghiano dell’analisi!

Qui, inoltre, si apre uno spazio utile per parlare di un aspetto importantissimo del sogno. Che ben si mostra nella nostra Stanza del Sogno che stiamo così ben preparando insieme. In quale diamine di modo ci si aspetta, dunque, che prepariamo questa festa, queste stanze, ornando come i muri, le tavole imbandite e gli altari?

Qual è la metafora, l’esempio, che dovrebbe accomunare questo teatrino al senso vero del sogno?
Mi corre in aiuto, a ciò, un’altra metafora ben più azzeccata e cara alla sua diretta autrice, ovvero la nostra doc.

Un paziente si appresta all’analisi con un grande gomitolo formato da fili di tutti i colori e compito dell’analista è lo srotolarlo, colore per colore senza spezzare alcun filo, riarrotolando un gomitolo per ogni colore. Una volta che il grande gomitolo iniziale sarà scomposto nei mille vari colori che lo componevano, si ri-compone per tessere la trama di una vita “autentica” per il paziente (S.G.Ceresa)

Ebbene qui ed ora, tutti insieme, stiamo cercando la trama del sogno, sgomitolando quell’iniziale rotolo così fatto di tanti preconcetti e contenuti, e pur spazi vuoti, dove più che al sogno si stava alludendo a tanti altri argomenti decisamente fuor di tema e non inerenti ad una vera informazione e conoscenza.

Ora siamo più pronti al banchetto comune del sogno.
Ma, ahimè, anche questa volta ci occorre attendere la prossima puntata de “IL SOGNO: LA VIA MAESTRA”.

C’è un termine di cui non ti è chiaro il significato?
C’è una frase che ti pare decisamente dubbia o controversa?

Ti prego, scrivilo subito qui, nei commenti.
Dipende anche da te la riuscita di questa festa!

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

Il sogno: il paradigma del gomitolo

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