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IL SOGNO, LA VIA MAESTRA: ANALISI PERSONALE E MEDITAZIONE

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Meditazione per Polli

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS”
e interventi vari

di Silvana Graziella Ceresa

Meditazione per Polli

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Analisi personale: meditazione per polli

Buon giorno a tutti e buon mercoledì.

E’ un sogno ritrovarsi tutti qui ancora per stare insieme e raccontarci del viaggio che abbiamo intrapreso ormai qualche mese fa.

Nell’ultimo incontro ci siamo sparpagliati lungo il labirinto a forma di mandala. Labirinto che ha acceso nel sognatore di cui ci stiamo occupando una delle questioni più importanti e cruciali per chi, come noi, ha deciso di intraprendere un cammino.

Ce la farò ad arrivare fino in fondo?

Ecco la domanda che affiora proprio nel momento delle difficoltà, alla vigilia di una scelta importante: meglio lasciare la via nuova e ritornare sui propri passi?

La saggezza popolare, attraverso aforismi, lenti, modi di dire e proverbi sembra talvolta suggerire di non lasciare la “via vecchia per la via nuova”.
Abbiamo visto insieme, nell’ultimo incontro, come, tuttavia, questo pensiero possa condurci e tenerci prigionieri in una sorta di cassetta di sicurezza che, se da una parte fornisce l’illusione di proteggerci, dall’altra ci evita di spenderci alla vita, di aprirci alla vita!

E di migliorare!
Abbiamo chiamato questa condizione di reclusione “inconscia malafede”.

Così dunque, per stare più aderenti al racconto della lectio magistralis (lezione particolare) della nostra doc, ciò che ci preme sottolineare all’interno di questo nostro percorso di scoperta dei sogni, è proprio la lettura del sogno del protagonista del libro del dottor J.

Uno dei sogni ricorrenti in molte esperienze di analisi personale è proprio quello dove ci si domanda se proseguire in questo percorso o abbandonare, evocando scusanti e ragioni di “inconscia malafede” sulle quali ci interroghiamo al fine di prendere la decisione ultima.

L’ultima immagine, prima di congedarci, è stata quella del mandàla, appunto, ovvero di una figura che ben rappresenta questo “sperdimento” durante la ricerca di noi stessi. E non solo.

E pur, tuttavia, dobbiamo ricordarci che non stiamo procedendo per un percorso nostro o attraverso una serie di ragionamenti prefabbricati o preparati ad arte per questi nostri incontri.

Stiamo seguendo le suggestioni e le indicazioni del sogno del nostro sognatore!
E come per ogni sogno, il percorso “strampalato” della scena e le libere associazioni evocate dal dottor J. e prodotte dal sognatore per cercare di scavare dentro e leggerne il significato profondo, ci conducono proprio in una strada che assomiglia ad un labirinto.

Non è questo un percorso lineare. No!
E, personalmente azzardo, è questo il fascino della nostra interiorità e, contemporaneamente, l’aspetto perturbante e più difficile da piegare (per fortuna!) alla razionalità e alla superficialità degli insegnamenti (da cassetta di sicurezza!) della nostra vita quotidiana.

Il mandala, dunque, è un disegno a spirale che evoca il modo in cui si forma uno sviluppo naturale; è l’analisi intesa come naturalezza della ricerca nel proprio mondo interiore.

Il labirinto è un luogo di sperdimento perché implica anche il ritrovarsi sui propri stessi passi, include spesso l’incontro di mostri e, a volte, conduce ad una affermazione finale.

Il màndala è il segno-simbolo del cosmo che si costruisce dall’interno, dell’essenza contenuta, è il recinto sacro, il sacer (dal latino “sacro”) della e per la concentrazione, il con-insieme centrare, il raccogliere dentro (non solo la meditazione!)

Hai incontrato anche tu dei mostri nei tuoi sogni?
Sicuramente sì. E forse, tra le tante cose che stiamo descrivendo, ciò che più dovrebbe colpire è che, alla base di tutto questo, c’è il terzo sogno di una persona come te raccontato in un libro, scritto diversi anni fa.

Non solo tu sogni i mostri.
Non solo tu sogni di perderti in un labirinto, di sentirti sperduto, di essere fuori luogo o sul crinale di un qualche scenario apocalittico oppure sacro!

Davvero, davvero tutto questo non ti sprona a percorrere più a fondo questa via maestra dentro di te?

Dice il dottor J. “il centro della coscienza è l’Io, il centro rappresentato dal màndala non è identico all’Io; è fuori dalla coscienza, è un altro centro.

Obiettivo di questi “esercizi” è lo spostamento dal fattore-guida dell’Io ad un centro non-Io dell’inconscio, e questo è anche l’obiettivo generale del procedimento analitico…

Non si preoccupi né spaventi chi, dell’ultimo paragrafo, ha magari inteso poco; alcune volte troviamo utile citare esattamente le parole dello scrittore (il dottor J.) o della relatrice (la nostra doc) perché attraverso queste stesse parole, migliori delle nostre, può capitare che qualcuno improvvisamente si ritrovi e comprenda molto meglio ciò di cui stiamo parlando qui.

Per i restanti, noi per primi, vanno bene le parole spese fino ad ora e, speriamo, che il nostro raccontare abbia ugualmente acceso la curiosità, la passione, oltre che un certo grado di comprensione.

Un passo avanti.

Anche il 4° sogno del sognatore ci sembra suggerire qualcosa di utile ai nostri incontri.

C’è un vagone con quattro polli in una gabbia che cercano di scappare verso la ruota anteriore, (il sognatore) cerca di metterli in un’altra gabbia e cerca di chiudere al meglio la finestrella, poi li mette in una bacinella e scopre che uno forse è morto, teme di aver schiacciato troppo forte ma si muove ancore e sente un odore di polo arrosto.

Una della prime libere associazioni raccontate del paziente, riguardo questo sogno, è “… noi siamo i guardiani dei nostri pensieri e dobbiamo stare attenti che non fuggano via perché se succede sarebbe molto difficile riacchiapparli …”

D’altro canto anche il dottor J. commenta così: “l’inconscio fa vedere il sognatore mentre tenta di tenere uniti i polli quindi è evidente che l’inconscio desidera che lui tenga unita la sua individualità …”

Ci siamo!
Ecco il punto cruciale.
Sicuramente anche tu ti sei più volte domandato che cosa sia mai questa cosa che chiamiamo “individualità”.
Perché, comprenderne il senso ora, ci aiuta meglio ad addentrarci in questo sogno, passando proprio attraverso la nostra esperienza di individualità e le energie spese a tenerla unita.
Ad evitare che si frantumi in cocci. I cocci della vita.
Hai mai usato anche tu un’espressione simile a questa, mentre parlavi o ti parlavi della tua vita?

Ebbene l’individualità è ciò che caratterizza l’intero essere che chiamiamo uomo, quindi il centro individuale, è il centro del Sé.

Ecco il lavoro paziente e l’intervento dell’analista verso il rischio “dei polli che cercano di scappare, che soffrono, che muoiono dietro una qualche, nostra o altrui, forte pressione!

Sono necessari l’intervento dell’analista e la massima attenzione del paziente altrimenti il centro continua a disintegrarsi ed a scindersi …

Ancora una volta ti invito a pensare a te stesso, ai tuoi sogni, al tuo vissuto.
C’è qualcosa, c’è stato qualcosa che ti avvicina alla comprensione di questa sensazione di scissione, disintegrazione?

Questo sogno ha a che fare con il centro che sta fuori della coscienza … e “riunisce i quattro polli nella bacinella”!
E questi “polli” sono un’eccellente similitudine per le tendenze frammentarie represse …. che vivono vite autonome, al di fuori della nostra coscienza.

Cosa sono, dunque, i nostri sogni se non la rappresentazione di queste vite autonome, frammenti d’anima che commettono come i polli assurdità, evocano tutte le stupidaggini che le persone fanno, noi stessi anche le facciamo …

Non è forse capitato spesso anche a te di definire qualcuno (o percepire te stesso) come un pollo, proprio per le stupidaggini che fa?

Ecco il silenzio, per esempio, del paziente di fronti a questi sogni. Ecco l’assenza di libere associazioni, di idee, di insight.

Ciò accade, a volte, perché ci sono delle resistenze e altre volte, cosa molto interessante da notare, perché sono sconcertanti e sconcertano noi stessi, nel renderci conto, nel vedere e prendere atto del film manifesto del nostro sogno, stando alla larga dal frammento d’anima che ci sta dietro proprio in virtù di questa sensazione di sconcerto.

Non è così che spesso ci ritroviamo a mentire proprio a noi stessi, nel profondo?
Per via di una sconcertante sensazione e della sorpresa di cosa ci muove o di cosa ci ha mosso veramente nei confronti di qualcuno o in una qualche particolare situazione?

E’ proprio questo il momento del silenzio.
E’ qui che ci anestetizziamo, che spegniamo la nostra capacità di prendere atto, di raccontare e di raccontarci magari prima di tutto a noi stessi.
A volte, questo succede così tanto spesso che neppure ce ne accorgiamo più.

Ma, fortunatamente, il sogno ci riporta questi frammenti in dono!

O, per meglio dire, all’interno di un’analisi personale il sogno (noi stessi!) ci permette di esplorare questa parte di noi stessi “mettendola in scena” nei modi e nei tempi e all’interno di quel rapporto analitico proprio quando giunge il momento adatto per affrontarla.

Per quanto riguarda il nostro sognatore, è da notare il particolare dello “schiacciare il pollo” ovvero quando una delle sue funzioni tenta di scappare. Possiamo, qui, ipotizzare che sia la sua funzione inferiore, quella meno sotto controllo.

Il sognatore, ricorderete negli incontri precedenti, è un tipo intellettuale e la sua funzione inferiore (ovvero quella meno sotto controllo) è sicuramente sentimento.”

Egli ha decisamente compresso, quasi ucciso, il sentimento.
E, dunque, ora, si sente più sicuro nell’osservarlo.

Riporta la nostra doc nella sua “lectio magistralis” che:

Osservando una cosa, concentrandosi … la si fa crescere o la si fa nascere. E’ questo l’atto di meditare su se stessi…

E, di nuovo, questa splendida frase ci riporta al percorso di analisi e raccoglie in poche, splendide, parole un insegnamento ovvero un punto su cui riflettere che vale tutto questo nostro incontro ed anche molto più.

E’ un buon momento per congedarci e per riflettere, fino al prossimo mercoledì del sogno.

In silenzio autentico mentre osserviamo noi stessi dall’interno del nostro mandàla.
Affrontando il prossimo destino del nostro pollo, magari anch’esso esanime e schiacciato. Oppure spaventato e pronto a fuggir via dal resto dell’insieme, disintegrandosi,

Quello stesso pollo che in soli due incontri abbiamo visto e rappresentato prima rinchiuso in una cassetta di sicurezza, poi sperduto in un labirinto e terrorizzato dal dilemma se percorrere o no il cammino fino in fondo oppure ritornare in gabbia per il timore del “lupo cattivo” o di un qualche altro possibile mostro nei paraggi.

Quindi pronto a scappar via, e noi nell’atto di schiacciarlo, soffocarlo, quasi ucciderlo, per permetterci di osservarlo in una condizione falsamente asettica e inattiva.
Se non sotto il nostro controllo, allora, piuttosto esanime!

Riesci a seguire questa storia?
Vuoi raccogliere anche tu l’invito?

C’è un termine di cui non ti è chiaro il significato?
C’è una frase che ti pare decisamente dubbia o controversa?

Ti prego, scrivilo subito qui, nei commenti.
Dipende anche da te la riuscita di questi incontri!

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA” – Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

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