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IL SOGNO, LA VIA MAESTRA:
LA VISIONE DELLO STREGONE

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Il sogno: la visione dello stregone

LA VISIONE DELLO STREGONE – IL SOGNO, LA VIA MAESTRA

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA”
Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS”
e interventi vari

di Silvana Graziella Ceresa

Il sogno: la visione dello stregone

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Il sogno: la visione dello stregone

Buon giorno e buon mercoledì.
Benvenuti a tutti voi nella stanza del sogno di psichelab.it

Di nuovo oggi c’è che siamo al quinto incontro per discutere sul tema “IL SOGNO, LA VIA MAESTRA” e, per l’occasione abbiamo preparato il tè per tutti i presenti.

Come fece allora il dottor J., proponendo questa pausa per consumare insieme un momento di condivisione, oggi anche noi ci avviciniamo al dialogo e alla condivisione di questa esperienza attraverso un semplice momento di ristoro insieme.

Ci fu, allora, chi contestò questa pausa, vivendola come un’interruzione dello spirito di unione e armonia che si era creato durante la conferenza sul sogno.
Forse anche voi, ora, considerate questa parentesi sul tè come un vuoto che si insinua all’interno di un discorso che ritenete ben più interessante.

Ma così non è.

Anzi, sfruttiamo questo piccolo avvenimento, molto laterale rispetto ad altri più centrali, per ricavarne un altro succulento boccone del nostro pasto totemico (ve lo ricordate?) fatto della stessa polpa dell’argomento principale dei nostri incontri.

Allora, per avvicinarsi a questo tassello di comprensione, sarà utile fare una semplice domanda a tutti.
Che cos’è il sogno, secondo quello che abbiamo detto fino ad ora?
Avete difficoltà a rispondere?

Come abbiamo sempre ripetuto non occorre avere né titoli né altra esperienza. Lasciatevi guidare semplicemente da quello che avete letto fino a qui.
Perché è da questi incontri che potrete arrivare a comprendere tutto ciò che c’è da sapere senza preoccuparvi di andare a leggere da altre parti o chissà in quale complicatissimo testo.

Ti ho dato il tempo per pensare. Sai dirmi cos’è il sogno?

Ecco un indizio, citato proprio dalla nostra doc dalle parole originali riportate sul testo di riferimento.

Stanotte lo stregone dirà: ho avuto una visione!

E’ forte, no?

Ecco il passaggio logico, il boccone succulento, che ti porterà dalla pausa del tè (quante pause caffè nella nostra vita, quanti convivi senza unione e armonia … ) , al disagio per l’interruzione dell’armonia del gruppo apparentemente a causa di questo benedetto tè, fino direttamente al cuore del nostro discorso sul sogno, ovvero al nucleo centrale di ciò di cui stiamo parlando.

Dice il dottor J. nel merito:
“La mancanza di coscienza della mancanza di comunione nel gruppo ha generato il disagio in alcuni partecipanti. Infatti, se avessero avuto coscienza del disagio e l’avessero chiamato per nome, il prendere il tè sarebbe stato un esempio di comunione del gruppo” !

L’esatto opposto della di loro lamentela !!
In altre parole, prendere il tè insieme non può che essere un’occasione dove trovare l’armonia all’interno di un gruppo. Se così non è la mancanza di armonia va ricercata ben prima dell’esperienza del tè. Era già nel vissuto di qualcuno che, non sapendo riportare questo fatto alla coscienza, non sapendo riconoscere, chiamare per nome questo disagio, l’ha poi attribuito all’esperienza successiva.

Ecco, dunque, cosa devi capire bene del sogno. La risposta era semplice, te l’ho detto.
Il sogno è la via maestra dell’inconscio. E, in questo piccolo racconto sul tè, è possibile assaporare tutte le spezie più importanti per comprendere che:
“se si è disturbati da una reazione da parte dell’inconscio, c’è sempre un sogno a proposito di quel fatto.
In questo momento noi formiamo qualcosa di simile ad una tribù primitiva e lo stregone dirà: durante la notte ho avuto una visione!”.

Anche il disagio non riconosciuto, è lì, a galla nell’inconscio. Tanto come gli elementi del sogno.
Ecco perchè è importante imparare a comprendere i sogni. E così, allo stesso modo, vi sono anche altre spie, altre cartine tornasole, dello stesso inconscio.
Questo è il paio di occhiali, o meglio sono gli occhi nuovi dell’esperienza, di cui dispone l’analista che conduce quel viaggio che è l’analisi personale.

Quello che interessa, all’interno del proprio processo di individuazione, è di comprendere, ascoltare, far tesoro di ciò che si trova nell’inconscio, ben al di là e oltre di ciò che si manifesta nella nostra esteriorità.


Abbiamo lasciato indietro, dall’incontro successivo, il sogno “del teatro e di Mari-ha-ha” che fra poco riprenderemo.

Vediamone un altro, breve, per rafforzare meglio il concetto di cui abbiamo appena parlato.
Serve per comprendere a fondo questo meccanismo per cui è difficile, per chi agisce una certa azione o fa un certo sogno, vedere oltre, riconoscere il contenuto dell’inconscio se in una qualche maniera è ostacolato da un conflitto.

E’ questo il sogno del “tenente svizzero”

Quel tenente ignaro della psiche e con un piede dolente, come ricorda la doc con due splendidi attributi che già ci indicano dove stiamo andando a parare.
A te suggerisce qualcosa il “tenente ignaro della psiche e con un piede dolente”?

Ebbene dovete sapere che questo ufficiale svizzero fa appunto un sogno, e nel sogno calpesta un serpente che lo morde al tallone e… si sente avvelenato.
Se ricordate abbiamo già parlato del mito presente nel nostro inconscio collettivo.
Cosa c’è di meglio, dunque, di seguire il dottor J. nell’evocazione addirittura della Genesi per aiutare il nostro tenente a comprendere qualcosa del proprio sogno.
Il serpente chi è?

La storia finisce, per essere brevi che “i dolori al piede” del tenente sparirono, ma “i dolori al cuore continuarono a lungo”.
Cosa avreste dato, anche voi, per vedere la faccia attonita e stupita del signor tenente che, emozionatissimo, esclama rivolgendosi al dottor J.

Volete dire che il serpente è una donna?!!
.

Questo è precisamente quello che succede nello stesso istante in cui vengono superate le resistenze associate a un’emozione rimossa.
Vi siete chiesti certamente, e qualcuno ha rivolto la domanda anche a noi durante questo percorso, come si fa a capire quando l’interpretazione di un simbolo o di un mozzicone del sogno è quella corretta.

C’è più di una risposta a questa domanda.
Vuoi sapere anche tu quali sono?
E certo!
Come si può affrontare un discorso sul sogno, senza parlare e senza aver chiaro questo passaggio, questo nodo cruciale.
Scelgo due risposte, tra le tante probabilmente più sofisticate. Entrambe appartengono a esperienze personali e condivise.
Una è certamente insufficiente a esaurire il concetto ma ne dà una buona rappresentazione.
La seconda, è quella giusta, ma non a tutti voi darà l’indicazione che cercate. Non ora, probabilmente.

Ebbene, hai presente quando, nel dialogo con qualcuno di particolarmente intimo o importante per te, ti viene detta una frase o una parola che ti riguarda e colpisce pienamente nel segno?
Mi riferisco a quel preciso istante in cui “vi sentite capiti”, perché quella parola o quella frase riguarda esattamente e precisamente un’emozione che avete dentro e che vi pare che, nessuno mai prima, sia riuscito a comprenderla (e quindi a capirti!) e a dirla così precisamente e esattamente in poche parole.

E’ vero o no che parte un sorrisone? O si allarga il cuore?
Ecco, quello è l’istante!

Dal momento che la persona che riesce a fare questo è una persona, appunto, speciale per te, ovvero condividete una relazione che vi permette di aprirvi, e di desiderare mostrarvi senza veli, comprendervi al di là delle parole. ben prima delle parole.
Accade quando si ha un rapporto tale da superare la resistenza di sentirsi un po’ come nudi di fronte ad un altro.
Quindi, in quel preciso istante, si liberano tutte le emozioni insieme.
L’emozione per la cosa in sé, l’emozione di essere stati capiti, il piacere della condivisione di quella “piccola” cosa proprio in quel momento “giusto” insieme alla persona “giusta”.

Ci sono riuscito a presentificare l’emozione di quell’istante? Riesci a evocarla anche tu?

La seconda risposta riguarda proprio un’analisi personale.
Per sapere come si fa a capire quando una “lettura” del sogno è quella giusta, anche del vostro, occorre provare su di sé, l’esperienza dell’analisi personale.
Non c’è altra via.

Forse la seconda risposta, quest’ultima, come predetto, un po’ vi delude.
Ma se avete la pazienza di unire le due risposte in una sola, avrete probabilmente il quadro più chiaro possibile su parecchie cose.
Sul sogno, appunto, per quanto riguarda l’aspetto di cui stavamo parlando.
E sull’esperienza dell’analisi, che implica certamente la pazienza (e l’impegno) da parte di entrambi, analista e paziente, per avere un rapporto importante di condivisione e fiducia (quello che i laureati e i salottisti chiamano transfert) entro il quale al “momento giusto”, e con la parole “giuste” fa comprendere ad entrambi di essere sulla giusta strada, liberando via via emozioni che erano intrappolate, per così dire, da qualche resistenza dell’inconscio così come i minerali grezzi nella miniera.

Il tenente svizzero ammise, e più che altro riconobbe con se stesso e quindi accettò (verbo importantissimo: accettare!) il sentimento provato per la donna che l’ha abbandonato, subito dopo essersi addentrato nella propria Anima, attraverso quella particolare lettura che avvicinò il proprio sogno alla Genesi (ecco il lavoro filologico, di traduzione di un linguaggio antico, del proprio inconscio di cui abbiamo parlato nei primi nostri incontri).

Siamo pronti, quindi, per procedere un pezzo con il sogno “del teatro e di Mari-ha-ha”.
Ora abbiamo qualche strumento in più.
E’ probabilmente anche un po’ di desiderio in più di capire.
E’ così?

Dunque per riassumere un poco, fino a qui abbiamo detto che per comprendere un sogno occorre mettersi nella situazione che il paziente stesso presenta, riprendendo il teatro-pranzo descritto dal sognatore.
Ampliando a considerazioni sociali, al simbolismo religioso, al totem, al simbolo sacrificale, al culto di Mithra, al jeu de paume usato nelle chiese cristiane fino al 13° secolo, per giungere a ricuperare l’aspetto storicamente vero del gioco che nel sogno diventa il simbolo che il paziente ci racconta.

Tutto è importante, dunque. E questo è molto differente dalla semplice “interpretazione” ad artem dell’interprete imparaticcio, proprio nella misura in cui abbiamo più volte voluto distanziarci dal concetto di interpretazione spostandoci più verso quello di lettura di un linguaggio sacro e antico pre-esistente.
Sia nel senso “già presente” dentro il paziente, in quanto persona con la propria speciale complessità.
Che in quello di inconscio collettivo e storico-mitologico.

Quante cose stiamo imparando, piano piano e con pazienza.
Non ci si spaventi se ogni tanto i termini sembrano complessi.
Quando usiamo termini complessi, se anche non sembrano dirvi nulla in più, è perché confidiamo che il percorso che state facendo qui sia in grado di aggiungere una sfumatura ai significati che stiamo condividendo.

Per voi, tenete pure i termini e i concetti pià semplici e che più vi rendono l’idea, e non sbaglierete di certo.
Ecco di cosa è fatto un pasto totemico. A ognuno, il proprio boccone. Il migliore per sè e per libera scelta.
Secondo anche il momento storico e l’appetito di ciascuno.
E’ questa la strada, il percorso, del laboratorio di Psichelab.it,
Alla portata di tutti e con un certo numero di portate differenti, per il palato di tutti!

Che cos’è, dunque, quello sbadiglio del sognatore che chiama la propria moglie “Mari-ha-ha”?
Stiamo partendo dal fondo. Ci pare più semplice per fare alcune considerazioni.

Abbiamo detto, riferendo le parole del dottor J., che in questo sogno il sognatore fa comprendere subito il problema e, in parte, la soluzione.
Con buona capacità di esemplificazione e chiarezza, la nostra doc mette in evidenza le parole del dottor J. che spiegano come  il paziente:
“ci presenta il proprio conflitto personale. E’ annoiato, contro la propria volontà… “ e questo suo non ammettere di essere annoiato è così potente e perturbante “che lo deve sognare” per riuscire a dirselo in una qualche maniera.

Ecco cosa intendiamo quando diciamo che la corretta lettura di un simbolo o di una parte del sogno “libera” l’emozione sottostante.
Prima che ciò avvenga, quell’emozione è intrappolata nel nostro inconscio.
Quante volte è successo anche a te?
Quante volte capita di non riuscire, pur “sapendolo” da qualche parte, a capire quale emozione proviamo?

Un conflitto oscura la percezione delle proprie emozioni, non ci lascia per così dire, la libertà di viverle semplicemente per quello che sono, perché attribuiamo ad esse un giudizio, un valore, un attributo di non convenienza.

Ti ritrovi in questa suggestione? Hai mai provato esattamente la sensazione che abbiamo appena descritto?
Il nostro sognatore “del teatro e di Mari-ha-ha”, uomo benpensante ma con pensieri e azioni che considera sconvenienti NON può ammettere la vera natura delle proprie emozioni.

Se davvero vuoi capire dove può portare questo ragionamento, quanto profondamente di può restituire in termini di comprensione del sogno allora devi anche tu rivolgerti la seguente domanda.

“Se un uomo è costretto ad accorgersi di essere annoiato solo attraverso il proprio sogno, che cosa succede alla sua forza vitale, alla sua libido

(si pensi alla libido come ad un’energia creativa e vitale pura – NDR)?”.

Riesci a comprendere cosa c’è dietro alla risposta che puoi dare anche tu, se per un momento ti riferisci alla tua storia personale?

Nella fattispecie, impariamo dalla lezione riferita dalla nostra doc, la dottoressa Silvana Graziella Ceresa, che il sognatore di cui stiamo leggendo questo sogno è un imprenditore, un uomo d’affari, interessato a studi teosofici e di occultismo. Quest’uomo ha delle fantasie pericolosissime , tanto più pericolose in quanto non sono a lui visibili e riconoscibili.

Questo è un punto che ci interesserà molto, ed è fondamentale nella trattazione dell’argomento del sogno.
L’importanza dell’immaginazione.

Così, dunque, il dottor J. riferisce dell’importanze di questi studi teosofici e di occultismo del sognatore “del teatro e di Mari-ha-ha”.
Studi che hanno avuto l’importanza, per il sognatore, di fargli percepire che oltre il versante dell’esteriorità, ove come imprenditore aveva ottenuto grande successo, esiste anche un altro mondo, un altro versante.

Non importa se sapete poco cosa sono teosofia e occultismo.
Di tutto ciò, interessa soprattutto la percezione di un mondo e di un versante “oltre” quello delle cose visibili ed esteriori.
E’ questo l’angolo di prospettiva importante per la trattazione del nostro sogno, ed è proprio questo che alimenta le fantasie e l’immaginazione del nostro sognatore fino a portarlo, appunto, ad avere un’esperienza onirica (a sognare – NDR) del sogno di cui ci stiamo occupando, per rappresentare ciò che non è disposto a dirsi apertamente.

Per usare un modo di esprimersi che tanto piace al dottor J. quando alla nostra doc, dovremmo dire che queste considerazioni ci stanno portando verso i temi dell’Ombra, dell’Anima e della Persona.

Assaggiamo insieme, dunque, quest’altro boccone del nostro squisito pasto totemico e vediamo chi sono questi “esserini” strani.

Possibile che il mondo sia così affollato di figure di cui non abbiamo la più pallida idea?
Sono immagini di comodo, i nostri lettori più saputi direbbero archetipi, ma voi potete pure dire e pensare a delle immagini di comodo, delle raffigurazioni, per avere un’idea sufficientemente chiara di ciò di cui stiamo parlando

Bene, teniamo per un momento sospese questi archetipi (immagini, raffigurazioni di comodo – NDR).
Ci arriviamo, con ordine, un po’ più avanti.

Seguiamo ancora un altro pezzo del sogno, per rafforzare i concetti che stiamo apprendendo in questo incontro.
Quel sognatore, abbiamo detto, nel proprio sogno va con il cognato al teatro.
Cosa vuol dire? Perché il cognato e perché al teatro?
Nel prosieguo del sogno, infine, rivelerà la propria noia con uno sbadiglio pronunciando il nome della moglie: “Mari-ha-ha”.

Ecco un’ipotesi d’insieme che possiamo fare, seguendo il suggerimento del dottor J.
Se nella vita cosciente il sognatore non confessa a se stesso la noia, tuttavia,  in una qualche maniera impara attraverso altre esperienze che ci sono altri versanti, altri luoghi nascosti, oltre quello dell’esteriorità.

Perciò prima il sognatore va a teatro, accompagnato dal proprio cognato e poi potrà concedersi quello sbadiglio rivelatore.

Ebbene sì. A teatro!
A chi altro viene da dire: quanto teatro fa, quest’uomo, prima di potersi concedere la verità?
Prima di confessare come stanno le cose.

Ecco, per questo nostro quinto incontro, quest’ultima considerazione è già una buona intuizione che ci porta sulla giusta strada.
Come abbiamo detto più sopra, se si è disturbati da una reazione da parte dell’inconscio allora lo stregone dirà: “ho avuto una visione”.
E, per comprendere il quel sogno, noi ci siamo messi dalla parte del sognatore, nella situazione che il sogno stesso presenta per arrivare finalmente a gustare il teatro-pranzo narrato dal sognatore.

Ecco la visione dello stregone!
Solo dopo aver assistito alla rappresentazione che il teatro offre (l’inconscio e quegli esserini di cui abbiamo accennato su) questi potrà permettersi di osservare se stesso annoiato della propria moglie.

Non è capitato forse anche a voi, per una data situazione o emozione interna difficile da collocare, di esservi espressi così?:
“E’ come se vivessi tutto questo in un film”.
Oppure, ancora, rivolgendoci ad un altro:
“Ma dovevi fare proprio tutto questo cinema, tutto questo teatro… non potevi dire subito che …”.

Ecco il teatro!
Benvenuti, sognatori.

Ecco che il sogno disvela, il proprio carattere bizzarro, che, a guardar bene, così bizzarro alla fine non è.
O non più di quanto noi stessi non riusciremmo ad immaginare.
Proprio così, ci avevi già pensato?

Abbiamo ora una serie di interessanti questioni tecniche del sogno di cui parlare.
E poi ci sono gli esserini, quelle istanze, immagini e raffigurazioni di comodo, che avevamo lasciato in sospeso.

Ma tutto questo, cari ospiti, lo vedremo insieme la prossima volta.
Ora possiamo goderci, finalmente, quel tè, prima che si freddi, sicuri che sarà un momento piacevole e di massima armonia per tutti.
Chi altri si ferma con noi, dunque?

C’è un termine di cui non ti è chiaro il significato?
C’è una frase che ti pare decisamente dubbia o controversa?

Ti prego, scrivilo subito qui, nei commenti.
Dipende anche da te la riuscita di questa festa!

IL SOGNO, LA VIA MAESTRA” – Testo di: Andrea Fassone

Tratto da una: “LECTIO MAGISTRALIS” e interventi vari
di Silvana Graziella Ceresa

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  1. 24 luglio 2014

    Luciana

    imparare ad autopsicanalizzarsi con l’aiuto di uno psicanalista che lavora con un blog? Non e’ piu’ pericoloso questo, dell ‘inconscio inespresso del nostro signor J?

    • 24 luglio 2014

      Andrea Fassone

      Buon giorno Luciana e grazie per il tuo intervento.
      Anticipo personalmente il pensiero della dottoressa Silvana Graziella Ceresa, certo che, se vorrà rispondere, non mancherà di confermare quanto segue.
      Non solo siamo d’accordissimo con te, ma desideriamo aggiungerci a te in un grande gruppo che prontamente denunci agli Ordini qualsiasi professionista sia colto a fare ciò che tu dici.

      Per quanto la “pericolosità ” dell’inconscio inespresso del signor J., posto che se di Carl Gustav Jung stiamo parlando preferirei la forma di “dottor Jung”, credo che la questione non sia così semplicemente esprimibile, senza un contesto almeno un poco pià ampio, come per esempio quello che puoi trovare in uno dei nostri articoli blog, leggendolo bene.

      Ottimo, comunque, il tuo richiamo all’essere vigili alle pericolose manipolazioni altrui.
      Noi stessi, quotidianamente, riceviamo i tentativi, fortunatamente vani, di tantissime persone.
      Mai però, fortunatamente pari a quelli che ci seguono con gusto, attenzione e sana critica costruttiva.

      Andrea Fassone

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