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Andrea Fassone, copywriter e moderatore
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Andrea Fassone

Andrea Fassone, moderatore e copywriter, marketing manager Psichelab.it


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Sono nato ad Avigliana, vicino a Torino, il giorno otto febbraio millenovecentosessantanove.
Se mai le stelle in qualche modo hanno a che fare con la vita di un uomo, alla data attuale non ne abbiamo alcuna certezza. Sono nato, comunque, sotto il segno dell’Acquario con ascendente Sagittario.
O così mi hanno detto, forse per gioco.
Tuttavia, ho la quasi matematica certezza che, in quel giorno, le stelle stessero facendo un gran girotondo nella volta celeste o un qualche pianeta gigante, passando, stesse esercitando una certa giocosa influenza sugli affari umani e mortali che da lì in poi mi sarebbero giunti a destino.

Quaranta giorni dopo la mia nascita, beatamente in fasce, venni coinvolto nel mio primo trasloco, lasciando il lago di Avigliana con direzione Alessandria, in Piemonte.
Una delle di quelle città con su la corona di capoluogo di provincia, ma in realtà sconosciute ai più e senza alcuna particolare caratteristica degna di nota.
Né mare, né collina, né montagna. Sita in pianura, tra due fiumi e grandi nebbie.
Da allora ho fatto altri quattordici traslochi e ho vissuto in altre tre città di provincia e sette località in tutto. Potessi, ora, cambierei nazione e non è detto che prima o poi capiti davvero.

Ad Alessandria iniziai, svolsi e conclusi alcune delle tappe più importanti della mia vita.

Da giovanissimo, sotto i dieci anni, mi diedi al gioco degli scacchi:
Mi piaceva così tanto da arrivare a essere menzionato quale futuro Kasparov italiano su un giornale quotidiano, dopo aver vinto in torneo un gran maestro di questa disciplina.
Poi ho smesso. Avevano spostato la scuola dentro un circolo/bar fumoso, che non piacque ai miei genitori.

Iniziai e conclusi il percorso fino al diploma di maturità scientifica.

Iniziai a sei anni e conclusi sei anni dopo, un percorso improntato sulla musica classica, imparando a suonare pianoforte, violino e chitarra classica. Non era la mia strada. Forse.

Sempre ad Alessandria iniziai il mio personale rapporto con le parole.
Quelle scritte e quelle lette. Furono d’aiuto e di compagnia. E fu frequentazione serrata e totalizzante.
Scrivere di qualcuno o qualcosa, scrivere i miei pensieri o leggere quelli stampati di altri Autori è per me motivo di grande gioia. Attraverso la parola ci esprimiamo.
E’ la parola il soffio vitale della mia esistenza.
Ho dedicata tutta la mia vita alla parola e al pensiero sottostante.

Intrapresi e conclusi con l’amarissima scomparsa del mio amatissimo Maestro il gioco e la professione di prestigiatore. Calcando i primi palcoscenici, imparando a recitar parola con il mio primo pubblico, imparando l’arte della suggestione e del suggestionare. Dello stupire chi, dentro, conserva ancora un animo da bambino e una certa qual semplicità e capacità di stupirsi davanti ad un gioco.
Attraverso questa avventura, iniziata con i manuali di Silvan e finita tra i palcoscenici veri, ho conosciuto e frequentato, per un certo tempo, gli ambienti artistici e i circoli frequentati dai volti noti della TV.
Erano tanti anni fa, ricordo ormai poco. L’esperienza fu impagabile, la compagnia una delle più care.
Non è rimasto altro, se non certi occhi blu intenso che ancora mi fanno sorridere alla vita.
Grazie tante, Dario, anche se non ci sei più rimani uno dei pilastri del mio cuore e della mia vita.

Poco sport. Non sono uno sportivo.
Questa è sempre stata sempre una grande maledizione in congiunzione ad un certo DNA responsabile di un metabolismo pigro e una spiccata golosità, amante della buona compagnia intorno ad un tavolo imbandito. Del buon vino, in verità, ho ereditato un grande amore da mio nonno. Sapeva berne e apprezzarlo quasi come il mitico Trinchetto, padre nei celeberrimi fumetti di quel Braccio di Ferro marinaio.

E marinaio e poi capitano fu mio padre.
Che ancora mi ama e mi segue, nelle mille elucubrazioni e passioni, con tutta la sua calma e saggezza acquisite dalla vita.
Se la vita prima o poi è giusta con i giusti e i pazienti, restituisce tesori a chi ha seminato affetto e amore.
Così è stato per mio padre e molto altro ancora ci sarebbe da dire.
La sua terra natia, e dei suoi avi, è la bella Liguria e Genova la città natale.
Mio padre mi ha sempre voluto bene.

Della via non retta e della fantasia inesauribile e ingenua devo render grazie a mia madre, da lungo assente. Non c’è più e certamente mi manca. Tantissimo. E’ scomparsa poco prima che io diventassi padre.
A nessuna madre dovrebbe essere tolta la gioia di viziare i propri nipoti.
E a nessun figlio l’occasione di dare a lei questa gioia.
Dovessi evocarla, cosa che mi è certamente cara, ricorderei le luci di natale e le musiche festose col profumo di arancia e altri agrumi.
E quante più contraddizioni si possono immaginare nei fasti del natale, altrettante rappresentano lei, che tanto è stata per me colore e calore senza eguali.
E quelle stesse luci colorate a intermittenza rappresentano ora me, che ho ereditato il suo caleidoscopio, e forse un po’ meno l’espansività.

Penso che sia stato il dolore di perdere due persone care e così importanti e, se pur non sono certamente stato il solo, di certo questo ha tolto a me voce alla parola, consegnata in contrappasso al pensier silente.
La terra natia di mia madre, e dei suoi avi, è in Piemonte, e Torino la città natale.
Sebbene andando indietro nella linea genealogica prima o poi si ritorna in Liguria.
Mia madre mi ha sempre voluto bene.
Sono stato molto fortunato.

Ho un fratello. Con cui abbiamo condiviso poco e ancor più poco.
Quando romba il tuono della disdetta o della meraviglia abbiamo un luogo tutto nostro, ereditato da un qualche nascondino e dismesso per differenti sorti, dove possiamo ritrovarci come fosse ieri.
Il resto forse è più simile di quanto abbiamo saputo pensare, ma poco spazio ed energie abbiamo dedicato a coltivarlo insieme.

Di tutto questo e di molto altro ho fatto diversi impasti.
Molti riusciti male. Molti altri azzardati troppo presto.
E tuttavia, davanti ai miei occhi, vedo crescere anche qualche buon frutto che mi rende ancora pieno di gioia ed ebbro d’orgoglio. Di certo i miei figli.

Per ciò che concerne la mia educazione e preparazione, ho amato i filosofi quasi tutti.
Così tanto Pitagora e i pitagorici, quanto Parmenide dell’indivisibile uno.
E prima ancora di loro Eraclito l’oscuro e poi tutti quanti, fino alla Gaia Scienza e molto oltre ancora.
Ed è nelle proprie grandi braccia che la filosofia ha portato nutrimento ai miei sogni e a tutte le mie scienze. Fin da quando ancora erano solo un vezzo, un sofismo e poi una brillante Idea.
Ecco spiegato perché sono inquilino della casa della matematica più astratta e altrettanto ben voluto e disinvolto nella casa delle lettere.

Dopo essere stato licenziato tra i maturi, mi sono intrattenuto un paio d’anni

alla Cattedra delle scienze dell’informazione. Ma il discorso, molto affascinante prima, si è fatto presto sterile di fronte al contagio senza pari di un certo Dante, professore di filosofia.
Così dall’Informatica sono migrato alla Psicologia, personalizzando ciò che avevo dentro con una mia certa qual aspirazione.
E, nel contempo, ho iniziato a lavorare per contribuire almeno un poco al costo della vita.

Ho vissuto così il fascino e l’ebbrezza del portiere di notte, fino ad arrivare in carriera alla scrivania del capo.
Professione che ho esercitato e che ancora mi diletta.
Frequentando corsi d’ogni tipo ho poi scoperto e apprezzato quell’imparare moltissimo di quando ero io a insegnare agli altri. E’ il rapporto con gli altri il più bel mestiere che ho scoperto!

Il primo analista che ho avuto mi disse un po’ sgarbatamente di tornare a casa a far l’amore, che era cosa migliore di un’analisi. Poi ne ho avuta un’altra ancora, assolutamente incapace di amare, prima di trovare quella giusta che mi ha portato fuori alla luce. Con molta sofferenza, poi con gioco e con piacere.
Non c’è percorso migliore, per capire la maieutica e quel processo della personale di auto-individuazione.

Seguendo la mia strada e la mia personale formazione, mi sono ritrovato ad avere e apprezzare molti compagni di viaggio e Maestri cari.
Per esempio l’amatissimo Catullo e quel Dante, alieno. Non si spiega altrimenti ciò che ha potuto scrivere.
E Ungaretti che ancora oggi sussurra singole parole che singolarmente contengono un’intera vita.
Impossibile immaginare più oltre ancora.
Tutti i grandi miti sono stati totem ispiratori. Anche le religioni, ho concluso, hanno il proprio vero valore nel mito che contengono. E nient’altro di più, che non è certamente come dire poco.

Da qui agli archeologi dei grandi miti e più ancora dei miti personali.

Come padre Freud e poi dall’Ombra Jung, che neppur un paio di vite basterebbe ad avvicinarsi alla di lui desiderabile complessità.
Ricordo d’aver apprezzato tanto il Winnicot dei bambini e, per i concetti ispiratori di emancipazione e persona, quel tale Lopez, che degli Argonauti ha reso possibile un’umana e auspicabile dimensione.
E poi tanti altri ancora, che non è possibile ricordare in poche righe.

Esperienze di lavoro ne ho avute tante.
Per me ho scelto quasi subito la libera professione.
Così dell’albergar mi feci diletto, e ho approfondito a tutto tondo ogni minimo segreto, dall’accoglienza fino al controllo di gestione. Ho lavorato anche in cucina a fianco di uno Chef che poi ha scelto di non essermi amico.
Così ho imparato il mestiere dai più pazienti e alcuni grandi e poi li ho insegnati e disvelati in classe, a scuola, e un po’ per tutta la Nazione. E anche all’estero, in Svizzera.
Ne ho fatto lunga professione e, infine, la nostra personale imprenditoria, insieme alla mia compagna.
D’aiuto sono certamente stati il sapere dell’informatica e della psicologia che ho fuso in uno stile tutto personale. Davvero un’ardua impresa.

Nei posti di lavoro, nelle imprese, si soffre molto di tanti mali.
Oggi il peggior, il capro espiatorio, è il signoraggio. In gran parte ci sono malati di “assenza di rapporto” interpersonale.
Ma forse è un male umano e terrestre.
Ho visto una gran ricerca di professionalità, di protagonismo, di sapienza e di traguardi.
Ma in gran parte tutti, e ben pochi ne ho incontrati con più doti di una certa qual saccenza, ricercano l’affermazione dispotica di se stessi al di fuori di una migliore e più appagante collaborazione.
Così ho chiuso, dopo anche un paio di buone dirigenze, e sono finito a fare l’imprenditore.

L’amore. In sequenza ho avuto tutte le avventure e le sventure come tutti quanti.

L’ultima a cui mi sono fermato non è stato né per stanchezza né per timore.
Io l’amo.
Il bello della vita è la consapevolezza che lentamente si conquista.
Un pezzo alla volta e impari anche a esprimere le parole giuste.

Tre sono i buoni frutti.
Due hanno, mentre scrivo, l’età dell’adolescenza e sono gemelli di sesso opposto. Si fanno compagnia.
E una, la piccola, che cresce sotto i miei occhi incantati. La madre è tanto per una figlia!
Ciò che sento per loro dentro, mi pare, nessuno possa sentire uguale.
E’ questo un vezzo da papà che riempie molti più vuoti di quanti so immaginare.

Ecco per tirare un po’ le fila.
Il mio curriculum canonico si trova facilmente in rete.
Ora insieme alla mia compagna mi sveglio e mi addormento dentro la nostra vita che è anche il luogo di lavoro.
Mi piace tutti i giorni, dividermi tra l’imparare e insegnare. Che sono uguali e uno necessario all’altro, circolarmente.
Corre l’anno duemilaquattordici.
La mia vita è, decisamente, votata alle parole.
Nasce Psichelab.it sotto i migliori auspici.
E’ la sintesi di tutto ciò che amo fare e il luogo privilegiato dove posso dare molto.
Poiché ha avuto un senso grande e salvifico per me l’uso potente delle parole, nella mia vita e nella mia analisi personale, è questo che oggi desidero dare indietro alle persone.
Un esempio, una guida sicura, un’indicazione. Esiste la possibilità di tornare ad essere sereni.
E, fortunatamente, la compagnia è delle migliori!

Mi chiamo Andrea Fassone.

Sono uomo e libero pensatore, compagno innamorato, padre felicissimo, imprenditore e scrittore poeta della mia vita. E in questi anni mi sento nel mezzo del cammino e pur sempre pronto a ricominciare.

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